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Napoli, banda permessi di soggiorno: indagini su legami con terrorismo

i titoli di Sky TG24 delle 8 del 07/06

2' di lettura

L’organizzazione criminale, composta tra gli altri da un agente e da tre ex poliziotti italiani, è stata sgominata nel corso di un blitz lo scorso 23 maggio 

Resta in carcere Flavio Scagliola, il poliziotto 44enne, sospeso dal servizio, coinvolto nell'indagine della Procura di Napoli sui permessi di soggiorno concessi dietro compenso a cittadini extracomunitari. I due avvocati di Scagliola, Angelo Raucci e Dario Mancino, avevano chiesto per il loro assistito gli arresti domiciliari, ma il Tribunale del Riesame ha rigettato l’istanza. Stessa richiesta e stessa decisione anche per Salim Fourati, detto "Zaito" o "Samuele", di 48 anni, uno dei sette arrestati nell’operazione dello scorso 23 maggio. Secondo il giudice, sussiste la possibilità di reiterazione del reato.

I possibili legami con il terrorismo

Inoltre, proseguono le indagini della procura volte ad accertare se la condotta degli indagati abbia portato, o fosse funzionale, all’ingresso in Italia e nell’Unione europea di individui legati al terrorismo. Ad ammettere l'esistenza dell'organizzazione criminale, composta tra gli altri da un agente e da tre ex poliziotti italiani e da immigrati, è stato, durante l'interrogatorio, Mounir Grine, 36 anni, anche lui arrestato nel blitz. L'avvocato di Grine ha rinunciato a ricorrere al Riesame, in quanto il suo cliente ha confessato, e fatto istanza di scarcerazione al gip.

L'organizzazione criminale

Durante le indagini degli inquirenti, sono emerse anche delle intercettazioni, risalenti ad aprile, le quali fanno supporre che la compravendita dei permessi di soggiorno sia proseguita fino al momento degli arresti. Sequestrate anche alcune agende di proprietà degli indagati, trovate durante le perquisizioni, su cui sono riportate decine di numeri di pratica in corrispondenza a somme di denaro. Grine, che inizialmente faceva il collaboratore domestico per uno dei poliziotti arrestati, ha spiegato il funzionamento del "sistema" e ha riferito di essere stato coinvolto nella cosiddetta ‘banda dei permessi di soggiorno’ dal suo datore di lavoro. L'immigrato ha anche detto di essersi poi tirato indietro, circa un anno fa, dopo essersi reso conto che attraverso quel sistema potevano approdare in Italia soggetti estremamente pericolosi.  

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