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I 60 anni del museo Guggenheim. Storia di Frank Lloyd Wright, che lo ha progettato

Un week end tra i musei più amati d’Italia

6' di lettura

Considerato il più grande architetto americano di sempre, è morto sei mesi prima dell’inaugurazione - avvenuta il 21 ottobre 1959 - dell’edificio diventato un’icona della Grande Mela. Nel luglio 2019 otto sue opere sono state dichiarate patrimonio mondiale dell’umanità

Frank Lloyd Wright non fece in tempo a vedere il museo Guggenheim (FOTO) realizzato. Perché l’architetto che ha progettato quello che sarebbe diventato uno dei simboli di New York, morì sei mesi prima di quel 21 ottobre 1959, giorno dell’inaugurazione. Wright, nei suoi appunti, lo ha sempre chiamato con il neologismo Archeseum, da lui stesso creato per unire le parole architettura e museo. Nel luglio 2019, il Guggenheim è stato dichiarato, insieme ad altri sette edifici progettati dall'architetto, patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco (LE OPERE). Pochi mesi dopo, un altro traguardo: il 21 ottobre il museo festeggia i suoi primi 60 anni.

La storia del museo Guggenheim

Nel 1943 il mecenate Solomon Robert Guggenheim aveva commissionato a Frank Lloyd Wright la progettazione di un museo che potesse ospitare la sua collezione privata, curata dall’artista tedesca Hilla Rebay. Ci vollero 16 anni per completare l’edificio che inizialmente avrebbe dovuto chiamarsi “Museo della pittura non oggettiva”. Poi, dopo la morte di Guggenheim nel 1949, il museo gli fu intitolato per volere dei suoi eredi. Il progetto di Wright, che avrebbe voluto il rosso come colore esterno dell’edificio, non rispettava alcuni dei rigidi vincoli urbanistici di New York (come ad esempio la distanza tra l’ingresso e il marciapiede) e così per sbloccare la situazione fu decisivo l'intervento del commissario all’urbanistica Robert Moses, lontano parente dell’architetto. Per via dei costi sempre più alti e della difficoltà nel reperire i materiali nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale, l’inizio dei lavori fu più volte posticipato e avvenne soltanto nel settembre del 1957. Nel giorno dell’inaugurazione, furono tremila le persone in coda sulla Fifth Avenue, proprio davanti a Central Park.

Una veduta esterna del museo Guggenheim, a New York (foto Getty)

Un progetto rivoluzionario

Il museo immaginato - e poi realizzato - da Wright è rivoluzionario. All’esterno, prima di tutto: un edificio dalle linee curve che marca immediatamente una discontinuità con le linee squadrate delle strade e dei grattacieli di New York. Ma anche all’interno, dove l’architetto ha voluto un unico ambiente avvolgente da fruire dall’alto verso il basso. I visitatori, secondo la sua idea, dovevano essere portati in alto da un ascensore e poi invitati a scendere i sei piani dell’edificio percorrendo la rampa di 400 metri, sulle cui pareti sono esposte le opere. Un altro punto chiave del progetto di Wright è rappresentato dall’illuminazione naturale: il grande lucernario che copre lo spazio centrale genera una luce diffusa in tutto il museo. Il visitatore, di fatto, è indotto ad alzare lo sguardo verso l’alto. Molti artisti temevano che tutto ciò potesse oscurare le opere d’arte esposte. Ma Wright replicò dicendo che il suo intento era quello di rendere architettura e pittura parte di una sinfonia ininterrotta come mai si era visto nel mondo dell’arte fino a quel momento. Il Guggenheim è stato anche scelto come location per decine di film, tra cui "Manhattan" di Woody Allen.

La vita di Frank Lloyd Wright

Considerato “il più grande architetto americano di tutti i tempi” dall’American Institute of Architects, Wright è nato nel 1867 in Wisconsin. A vent’anni entrò in uno studio di architettura dopo aver abbandonato la facoltà di Ingegneria dell’Università del Wisconsin. La sua carriera cominciò due anni dopo, quando si trasferì a Oak Park, un sobborgo di Chicago. La prima casa che disegnò fu proprio la sua, dove si stabilì insieme alla moglie. I progetti non convenzionali di Wright attirarono l’attenzione di molti uomini d’affari e imprenditori residenti a Chicago, che gli commissionarono la costruzione delle loro case. Dopo vent’anni a Oak Park, l’architetto scappò all’improvviso in Europa con la moglie di un cliente, Mamah Borthwick Cheney, che gli aveva commissionato una casa, lasciando la moglie e i suoi sei figli. Da quel momento la sua vita divenne molto meno stabile, ma in compenso viaggiò molto e fu anche ricevuto dall’imperatore del Giappone, circostanza che ne aumentò sensibilmente la fama.

Le altre opere iconiche: Taliesin e Fallingwater

Dopo aver familiarizzato con la cultura giapponese, Frank Lloyd Wright ne ha adottato alcuni elementi di design nelle sue opere. E a Tokyo, tra l’altro, ha disegnato l’ex edificio principale dell’Hotel Imperial. Una volta rientrato in America, Wright costruì per lui e la sua nuova compagna una villa concepita come un tutt’uno con una collina. La chiamò Taliesin, dal nome di un antico poeta gallese, in omaggio alle origini della madre. Lì, la sua vita fu sconvolta la notte di Ferragosto del 1914, quando Mamah, due figli e quattro assistenti di Wright furono uccisi dal domestico Julian Carlton (che poi dette fuoco alla casa, salvata solo in parte) mentre l’architetto si trovava a Chicago. Dopo la tragedia Wright trovò la forza per ricostruire Taliesin. Ma l’opera più iconica e più rappresentativa della sua architettura organica (un connubio armonioso tra uomo e natura) è probabilmente “Fallingwater”, la Casa sulla cascata, in Pennsylvania. Progettata nel 1936 per i weekend della famiglia Kaufmann, ricchi proprietari di grandi magazzini a Pittsburgh, nel 1991 è stata eletta dall’American Institute of Architects la più importante costruzione degli Stati Uniti.

La Casa sulla cascata, in Pennsylvania (foto Getty)

Gli otto edifici dichiarati patrimonio Unesco

Il Guggenheim di New York, così come Taliesin e la Casa sulla cascata sono tre degli otto edifici di Wright che sono stati dichiarati patrimonio dell'Unesco. Nella lista compaiono anche l'Unity Temple, realizzato a Oak Park tra il 1905 e il 1909, la Frederick C. Robie House, realizzata nel 1910 a Chicago, e la Hollyhock House che è stata costruita a Los Angeles successivamente, tra il 1918 e il 1921. Nell'elenco anche l'Herbert and Katherine Jacobs House, costruita negli anni Trenta a Madison, in Wisconsin, e un'altra versione di Taliesin, che prende il nome di Taliesin West, realizzata nel 1937 a Scottsdale, nel deserto dell'Arizona: qui l'architetto amava trascorrere l'inverno.

Il soggiorno in Italia nel 1910

Anche se le maggiori opere di Wright si trovano negli Usa, nella vita dell'architetto c’è stato anche spazio per l’Italia e per l'Europa: nel 1910 infatti, durante il suo periodo europeo, ha soggiornato a Fiesole, alle porte di Firenze. Di quel soggiorno Wright ha scritto: "Passeggiavamo assieme, la mano nella mano, lungo la strada che sale da Firenze all'antica cittadina, circondati lungo tutto il tragitto, alla luce del giorno, dalla vista e dal profumo delle rose. Percorrevamo sotto braccio la stessa antica strada, di notte, ascoltando l'usignolo nelle ombre fitte del bosco illuminato di luna, facendo del nostro meglio per udire il canto nel colmo della vita”.

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