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Libia, l’inviato Onu: la tregua non c’è. A Tripoli l’Unhcr lascia il centro per rifugiati

Caos Libia: la guerra continua a paralizzare il paese

3' di lettura

L’accordo per il cessate il fuoco raggiunto a Berlino “regge solo di nome”, ha denunciato Salamé. L’esercito di al Sarraj: abbattuto drone di Haftar. L’agenzia Onu per i rifugiati: esercitazioni di addestramento a pochi metri da noi

L’accordo per il cessate il fuoco in Libia raggiunto a metà gennaio nel corso della conferenza di Berlino “regge solo di nome”. Motivo per cui l’Unhcr, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di rifugiati, ha deciso di sospendere i lavori nel centro per migranti di Tripoli. La denuncia è arrivata dall’inviato speciale dell’Onu in Libia, Ghassan Salamé, che in videoconferenza al Consiglio di sicurezza Onu ha elencato le continue violazioni degli impegni assunti dai due attori principali della crisi, il presidente del governo di accordo nazionale riconosciuto dall’Onu, Fayez al Sarraj, e il generale della Cirenaica, Khalifa Haftar (CHI È). Nel corso della stessa giornata un drone delle milizie di Haftar è stato abbattuto a Sud di Tripoli, come hanno fatto sapere gli uomini di al Sarraj. Intanto, l'Algeria si propone per accogliere "un forum di riconciliazione nazionale", come ha annunciato il comitato dell'Unione africana (Ua).

Salamé: continue intromissioni di attori stranieri

Salamé ha espresso “rabbia e disappunto” per la situazione libica. “È un imperativo che la commissione militare congiunta si incontri sotto l’auspicio delle Nazioni Unite per trasformare ciò che è rimasto della tregua in un cessate il fuoco”. Per il momento le fazioni in lotta non sembrano intenzionate a cedere le armi: lo stesso inviato speciale dell’Onu ha detto che “rinforzi militari” sono arrivati sia a sostegno di al Sarraj sia di Haftar e che “attori stranieri” continuano a intromettersi nel conflitto inviando anche una “notevole quantità di attrezzature moderne” in violazione dell’embargo sulle armi e degli impegni presi a Berlino. “Queste manovre - ha avvertito Salamé - minacciano di scatenare una nuova e molto più pericolosa” escalation del conflitto. “Esorto le parti e i loro sostenitori stranieri a rinunciare a tutte le azioni sconsiderate e a rinnovare il loro impegno a lavorare per il cessate il fuoco”, ha auspicato Salamé. In totale sono 110 le violazioni della tregua rilevate dalla Missione di supporto delle Nazioni Unite (Unsmil) da quando l’accordo è stato annunciato.

Unhcr: temiamo per la sicurezza di personale e rifugiati

L’Unhcr ha invece motivato la sua decisione di sospendere le proprie attività presso il Gathering and Departure Facility, il centro per i rifugiati di Tripoli, dicendo di temere “per la sicurezza e la protezione delle persone presso la struttura, il suo personale e i suoi partner nel mezzo del peggioramento del conflitto in Libia”. L’agenzia Onu ha comunicato di aver scelto di abbandonare la capitale “dopo aver appreso che a pochi metri di distanza dalle unità che ospitano richiedenti asilo e rifugiati si svolgono esercitazioni di addestramento, che coinvolgono personale di polizia e militare”, come ha spiegato il capo missione Jean-Paul Cavalieri. “Temiamo che l’intera area possa diventare un obiettivo militare - ha aggiunto - mettendo ulteriormente in pericolo la vita di rifugiati, richiedenti asilo e altri civili”.

Data ultima modifica 30 gennaio 2020 ore 21:14

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