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Diritti umani, più di 300 attivisti uccisi nel 2019

3' di lettura

A denunciarlo è il nuovo rapporto di Front Line Defenders. Due terzi delle uccisioni sono avvenuti in America Latina, con la Colombia in testa. Le Filippine sono state il secondo Paese più pericoloso, seguite da Honduras, Brasile e Messico

Oltre 300 attivisti per la difesa dell’ambiente, la libertà di parola e i diritti Lgbt sono stati uccisi nel 2019. A denunciarlo è il nuovo rapporto di Front Line Defenders, il quale rivela che due terzi delle uccisioni sarebbero avvenuti solo in America Latina. Al secondo posto, tra i Paesi più pericolosi per i difensori dei diritti umani, ci sarebbero le Filippine, seguite da Honduras, Brasile e Messico.

Colombia al primo posto per violenza contro gli attivisti

Secondo il rapporto di Front Line Defenders, in Colombia ci sono stati 106 omicidi di attivisti nel 2019. Le Filippine sono state il secondo Paese più sanguinoso con 43 uccisioni. In generale, il 2019 è stato caratterizzato da ondate di rivolte sociali e cambiamenti politici ed economici in tutto il mondo, dall’Iraq al Libano in Medio Oriente, da Hong Kong all’India in Asia e il Cile nelle Americhe. Analizzando i dati a disposizione, il rapporto ha rilevato che l’85% degli attivisti uccisi nel 2019 erano già stati precedentemente minacciati, il 13% delle vittime sono donne, mentre il 40% degli attivisti assassinati stavano lavorando su tematiche ambientali o legate alle popolazioni indigene.

I casi di Cile, Iraq e Honduras

Il Cile ha conosciuto nel 2019 una delle più grandi proteste antigovernative dalla fine della dittatura di Augusto Pinochet. Almeno 23 persone sono state uccise e 2300 ferite complessivamente nel corso delle manifestazioni. Le proteste contro la corruzione in Iraq tra ottobre e novembre hanno causato la morte di 300 persone. L’attivista Saba Al Mahdawi è stata rapita e trattenuta per quasi due settimane, molto probabilmente a causa del suo lavoro di fornitura di cibo, acqua e assistenza medica ai manifestanti feriti. In Honduras nel 2019 le uccisioni mirate di attivisti sarebbero aumentate di quattro volte rispetto all’anno precedente.

I risultati dell’impegno degli attivisti

Eppure, nonostante i difensori dei diritti umani siano stati costretti a muoversi in condizioni proibitive in diverse parti del mondo, hanno continuato a guidare cambiamento sociali positivi. Come in Messico, nello stato di Oaxaca dove, come ricorda il Guardian, è stato depenalizzato l’aborto sulle orme di quanto fatto 12 anni prima da Città del Messico. Oppure in Giordania, dove il governo ha ritirato il disegno di legge sulla criminalità informatica, che aveva proposto restrizioni alla libertà di parola e al diritto alla privacy. “Nel 2019 – ha detto il direttore esecutivo di Front Line Defenders Andrew Anderson - abbiamo visto attivisti in prima linea difendere e far avanzare i diritti a Hong Kong, Cile, Iraq, Algeria, Zimbabwe, Spagna e molte altre città del mondo. E nonostante la repressione, continuano a far progredire le visioni delle loro società e del mondo”.

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