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Elezioni presidenziali in Romania, in vantaggio il presidente uscente Iohannis

4' di lettura

Sostenuto dai nazional popolari, che nei giorni scorsi hanno riconquistato i seggi del governo, potrebbe riuscire a conquistare il secondo mandato già al primo turno. La principale contendente è l’ex premier Viorica Dăncilă, che è stata sfiduciata lo scorso 10 ottobre

In un clima di forte instabilità politica e di sfiducia nei confronti della classe dirigente, il 10 novembre, la Romania si appresta ad andare al voto per eleggere il presidente della Repubblica. Il favorito è il capo dello Stato uscente Klaus Iohannis che, in questi cinque anni si è contraddistinto per un forte conflitto con il governo, in particolar modo a partire dal 2016, quando la maggioranza è stata ottenuta dai socialdemocratici del Psd. Dalle ultime elezioni legislative si sono succeduti tre governi di sinistra, l’ultimo dei quali è caduto lo scorso 10 ottobre. A seguito di questa crisi, Iohannis ha affidato l’incarico al leader dei nazional liberali (Pnl) di Ludovic Orban, che ha ottenuto la fiducia il 4 novembre. Se il presidente della Repubblica in carica dovesse essere rieletto, battendo la concorrenza tra gli altri dell’ex premier socialdemocratica, Viorica Dăncilă, potrebbe contare su un governo fedele, essendo il candidato alla presidenza proprio del Partito Nazionale Liberale.

Senza maggioranza assoluta, secondo turno il 24 novembre

Dal 1991 la Romania è una Repubblica semipresidenziale, nella quale, anche per evitare l’accentramento di poteri a seguito della dittatura di di Ceaușescu, il potere esecutivo viene esercitato fra il presidente e il primo ministro. Il capo dello Stato viene eletto direttamente dai cittadini, rimane in carica per 5 anni (la prossima consultazione si terrà nel 2024), e può  esercitare la carica al massimo per due mandati. La divisione del potere esecutivo, in questo sistema rende particolarmente difficoltoso portare avanti l’azione di governo nel caso in cui il presidente della Repubblica e il premier appartengano a schieramenti contrapposti, come è spesso successo negli ultimi anni in Romania. Il voto del prossimo 10 novembre si terrà tra le sette e le ventuno, e nel caso in cui nessun candidato raggiunga il 50% + 1 dei voti sarà necessario un secondo turno che si terrà il 24 novembre.

Iohannis è il favorito

Il presidente uscente è Klaus Iohannis che ha vinto le elezioni del 2014 con il 54,43%, e punta a fare altrettanto a questa tornata guadagnandosi il secondo mandato già al primo turno. Nonostante sia formalmente un candidato indipendente, l'articolo 84 della Costituzione della Romania impedisce al capo di Stato di essere membro di un partito politico, Iohannis ha raccolto l’appoggio del Pnl, partito del quale è stato presidente. Durante il suo mandato non sono mancate forti frizioni con i leader dei governi socialdemocratici, in particolar modo quando l’esecutivo lo scorso anno ha provato ad approvare una serie di leggi soprannominate "salva-corrotti", che hanno portato centinaia di migliaia di rumeni in piazza per protestare.

Gli altri candidati e i sondaggi

La sfidante più accreditata è Viorica Dăncilă, sostenuta dal Partito Social Democratico (Psd). L’ex premier, secondo gli ultimi sondaggi, oscilla tra il 15 e il 22%, ed è tallonata dal candidato del centro destra Dan Barna, candidato della coalizione USR-Plus. Tra i due, per gli analisti, la prima non avrebbe speranze in caso di un ballottaggio, mentre il secondo potrebbe giocarsi le sue carte. Il netto favorito per le rilevazioni rimane Klaus Iohannis che è dato abbondantemente sopra il 40%. Proprio in nome di questo vantaggio, il presidente uscente non ha concesso nessun confronto televisivo agli altri candidati e ha portato avanti una campagna elettorale molto sobria, preferendo esporre il suo ruolo istituzionale.

Intanto il governo Orban ha ricevuto la fiducia

Dal 4 novembre il primo ministro rumeno è Ludovic Orban che ha conquistato la fiducia parlamentare con 240 voti a favore, 0 contrari e 225 astenuti. Le prossime elezioni legislative si terranno per la fine del 2020 e nel frattempo il nuovo governo dovrà nominare il proprio candidato a commissario europeo. La candidata precedente, la socialdemocratica Rovana Plumb, è stata infatti bocciata dalla commissione Giustizia del Parlamento Europeo per non aver saputo giustificare un prestito da un milione di euro che in precedenza non aveva dichiarato.

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