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Mozambico al voto con la speranza di preservare la pace

Filipe Nyusi (a sinistra) e Ossufo Momade mentre mostrano alla stampa l'accordo di pace siglato da Frelimo e Renamo (Getty Images)
5' di lettura

Il Paese dell’Africa Meridionale, a pochi mesi dall’accordo sottoscritto dai due principali schieramenti, Frelimo e Renamo, torna al voto il 15 ottobre per eleggere il capo dello Stato e il Parlamento. Il favorito è il presidente in carica Filipe Nyusi

Il 15 ottobre in Mozambico si tengono le elezioni generali per eleggere il presidente della Repubblica e il Parlamento. Il capo dello Stato in carica, Filipe Nyusi, leader del Fronte di Liberazione del Mozambico (Frelimo), corre per il secondo mandato ed è considerato il grande favorito. Lo sfidante più accreditato è Ossufo Momade, che guida il più importante partito d’opposizione, la Resistenza nazionale mozambicana (Renamo). I due lo scorso agosto hanno siglato uno storico accordo di pace che ha messo fine a una sanguinosa guerra civile proprio tra i due schieramenti. Secondo diversi analisti, però, la mediazione raggiunta dopo anni di trattative è ancora poco stabile e le elezioni potrebbero costituire l’ennesima ragione di scontro. Già nel 2014, Renamo si è rifiutato di accettare l’esito del voto e a questa tornata, se non dovesse raggiungere un numero soddisfacente di seggi, potrebbe agitare l’accusa di brogli, accendendo nuove tensioni.

Le nuove elezioni uno dei punti dell’accordo

Il Frelimo guida ininterrottamente il Paese dal 1975, anno in cui il Mozambico ha ottenuto l’indipendenza dal Portogallo. Nato come organizzazione politico-militare indipendentista, lo schieramento guidato da Nyusi, ha governato il Paese fino al 1990 sfruttando anche il dettato costituzionale che prevedeva l'esistenza di un unico partito. La nuova costituzione del 1990 ha reso invece il Mozambico una democrazia pluripartitica, organizzata secondo un modello presidenziale, anche se il potere è rimasto nelle mani di Frelimo. Da quando il Paese è diventato indipendente ha conosciuto una leggera crescita economica che, però, non ha fatto altro che alimentare profonde disuguaglianze. Gravato da un imponente debito pubblico e da diversi scandali legati alla corruzione di alti funzionari, oggi i 30 milioni di abitanti del Mozambico vivono in un Paese povero che è stato travagliato da quasi due decenni di guerra civile. Dal 1977 al 1992, infatti, Renamo ha contrastato in armi il regime e nel conflitto sono rimasti uccisi circa un milione di persone. Da allora, compreso l’ultimo accordo di pace dello scorso agosto, sono state siglate tre tregue (la prima delle quali firmata a Roma nel 1992), che sono state intervallate da momenti di grande tensione con scontri armati tra l’esercito regolare e i ribelli di Renamo. Fondamentale per la pace dello scorso agosto, firmata in una base militare nella remota area montuosa del Gorongosa, è stata la decisione di Nyusi di concedere nuove elezioni e ruoli di leadership nelle forze armate all’opposizione in cambio del disarmo immediato di gran parte dei ribelli.

Decentramento del potere

Il Renamo ha ottenuto anche un sostanziale ripensamento dell'architettura dello Stato, con l’obiettivo di attuare una marcata decentralizzazione del potere. In questo modo il principale partito di opposizione, essendo molto radicato in alcune province, punta ad avere un maggior peso specifico nell’amministrazione di quei territori anche grazie alla possibilità di eleggere per la prima volta i governatori. Finora, infatti, venivano nominati dal partito che vinceva le elezioni nazionali. Alla luce di questo nuovo assetto, per il mantenimento della pace, potrebbe essere decisiva la vittoria di Renamo in almeno tre o quattro delle 10 province del Mozambico, in modo da placare le anime più irrequiete del partito che non vedono di buon occhio l’attuale leader.

Leadership di Momade messa in discussione

Diversi elementi di spicco del partito di opposizione hanno fatto sapere di essere molto insoddisfatti dell’accordo ottenuto da Ossufo Momade, tanto da chiederne le dimissioni. E alcuni hanno addirittura minacciato un imminente ritorno alla violenza. Per queste ragioni un risultato elettorale particolarmente negativo darebbe modo all’ala più estremista di prendere il sopravvento all’interno del movimento, nato a ridosso dell'indipendenza per impedire al Frelimo di imporre uno Stato socialista in Mozambico.  

I problemi di Nyusi

Il sessantenne Filipe Nyusi è diventato presidente nel 2014, raccogliendo il testimone dal suo mentore Armando Guebuza. Tra i precedenti capi di Stato è il primo a non aver partecipato attivamente alla lotta per l’indipendenza ma proviene da una famiglia che ha combattuto contro i colonizzatori portoghesi. Ha conquistato la presidenza ottenendo il 57% dei voti e in questi quattro anni ha dovuto fare i conti con diversi scandali per la presunta corruzione di alcuni dei membri del suo governo e con un’insurrezione islamista nella provincia settentrionale di Cabo Delgado. Quest’ultima crisi, oltre a rappresentare un problema per la sicurezza della regione, mette in pericolo anche gli affari: la provincia che confina con la Tanzania è infatti la più ricca del Paese per quanto riguarda i giacimenti minerari. Alle elezioni partecipano anche altri due candidati minori: Mario Albino del Partito d’Azione extraparlamentare (Amusi) e David Simango del Movimento democratico del Mozambico (Mdm).

L’appello del Papa

Lo scorso settembre, durante il suo viaggio in Africa, Papa Francesco ha fatto visita anche al Mozambico. In quell'occasione ha celebrato una messa a Maputo nella quale il pontefice ha invitato i capi politici di tutti gli schieramenti a continuare a lavorare per il mantenimento della pace, che, secondo Papa Francesco, "è come un fiore fragile, che cerca di sbocciare tra le pietre della violenza', e quindi richiede che si continui ad affermare con determinazione ma senza fanatismo".

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