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Elezioni parlamentari in Polonia, i populisti di PiS conquistano la maggioranza assoluta

4' di lettura

Il PiS, il partito di destra del leader Kaczynski, è in vantaggio grazie alla linea dura sui migranti e al miglioramento dell’economia. Le opposizioni si presentano divise e difficilmente riusciranno a trovare un accordo per un eventuale governo di coalizione

Il partito di destra "Diritto e Giustizia" (Pis) del leader Jaroslaw Kaczynski ha vinto le elezioni parlamentari in Polonia con il 43,6%: lo riferisce l'emittente polacca Tvn 23 annunciando gli exit-poll Ipsos. Confermato anche il candidato premier e primo ministro uscente Mateusz Morawiecki, a capo del governo dal dicembre del 2017.  "Nonostante un immenso fronte schierato contro di noi, siamo riusciti a vincere", ha detto il leader del PiS, Jaroslaw Kaczynski, commentando gli exit-poll."Abbiamo di fronte a noi quattro anni di lavoro difficile e duro perché la Polonia deve proseguire a cambiare, in meglio", ha detto ancora. Il principale gruppo di opposizione, la Coalizione civica di centro liberale formato dalla Piattaforma civica fondata dal presidente dell'Unione europea Donald Tusk avrebbe raccolto il 27,4%.  I conservatori, già al governo negli ultimi quattro anni, hanno quindi la maggioranza assoluta dei 460 deputati e 100 senatori. 

La conferma del governo populista

L'esito sembra dunque confermare le tendenze già delineatesi nei sondaggi, che davano il PiS in vantaggio. Lo schieramento di destra è guidato da Jarosław Kaczynski, fratello dell'ex presidente Lech Kaczynski, deceduto in un incidente aereo del 2010. Il PiS nella legislatura che si sta per concludere ha spinto il Paese su posizioni di forte matrice conservatrice, tanto da essere diventato uno degli esponenti più in vista del gruppo di Visegrad.  

Parlamento fermo da un mese

Il Parlamento di Varsavia era rimasto chiuso dallo scorso 11 settembre, quando l'ufficio di presidenza della Camera bassa aveva deciso di accogliere la mozione presentata dal PiS di sospendere i lavori fino al 15 ottobre, ossia dopo le elezioni. In quei giorni i parlamentari avrebbero dovuto discutere la sfiducia contro il ministro della Giustizia, Zbigniew Ziobro. Il portavoce del PiS, Stanislaw Terleki, ha spiegato che la chiusura era stata invocata per permettere ai deputati di poter fare campagna elettorale nelle loro circoscrizioni. La decisione, però, era stata criticata fortemente da tutti i partiti d’opposizione.

Linea dura sui migranti e salario minimo raddoppiato

Finora il PiS ha tenuto una linea dura sulla politica migratoria e ha conquistato gli elettori con alcune misure come il raddoppio del salario minimo e diversi bonus. Alle politiche economiche il partito di Kaczynski ha affiancato una strenua difesa dei valori tradizionali cristiani. Oltre ad aver aumentato in maniera significativa le sovvenzioni pubbliche alla Chiesa cattolica, che attraverso diversi suoi alti prelati si è espressa in favore del governo, il PiS si è anche schierato contro i diritti LGBT e l’aborto. In più occasioni il leader Kaczynski ha dichiarato che l’unica famiglia possibile è quella composta da una donna, un uomo e i loro figli.

Le opposizioni

Sconfitta dunque la Coalizione civica (KO), capofila della quale era Piattaforma civica (PO), il partito liberal-conservatore fondato dall’attuale Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk. Allo schieramento si erano uniti i Verdi, i liberali e altri partiti minori, che hanno proposto come candidato leader Grzegorz Schetyna. Durante la campagna elettorale la KO ha duramente criticato le riforme giudiziarie e costituzionali messe in atto dal governo, mettendo in guardia i polacchi su una possibile deriva autoritaria. Su posizioni simili anche i socialdemocratici dell’SLD, che chiedono con forza una secolarizzazione dello Stato e la necessità di introdurre una forma di tassazione nei confronti della Chiesa cattolica.

L’appello dei tre ex presidenti

Lo scorso 29 settembre, in vista delle elezioni, tre ex presidenti polacchi, Lech Walesa, Aleksandr Kwasniewski e Bronislaw Komorowski, avevano lanciato un appello contro i rischi di una deriva autoritaria. "Non sono elezioni normali quelle del 13 ottobre - avevano scritto -, decideranno se la Polonia sarà uno stato democratico di diritto o se scivolerà ulteriormente verso una dittatura autoritaria". 

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