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Russia, centrale nucleare galleggiante arrivata a Pevek, estremo nord del Paese. VIDEO

2' di lettura

Pesa più di 20mila tonnellate, trasporta due reattori e ha già fatto 5mila chilometri. Oggi l'attracco nella cittadina vicino allo stretto di Bering. Rifornirà di energia la remota regione. Non mancano i dubbi sui costi e sull'impatto ambientale 

Dopo 5mila chilometri di navigazione la centrale nucleare galleggiante russa è arrivata destinazione. Si chiama Akademik Lomonosov, ed è la prima al mondo. L’approdo alla base permanente, nei pressi della città di Pevek, è avvenuto domenica scorsa.

La traversata artica

Siamo nell’estremo nord-est della federazione, nella regione della Chukotka, quella che si affaccia sull’Alaska grazie allo stretto di Bering. È anche qui che il Cremlino punta ad arrivare, approfittando dello scioglimento dei ghiacci artici per aprire nuove rotte verso zone fino ad oggi ai margini del Paese. La nave dal singolare carico era partita da Murmansk, non lontano dalla Finlandia, il 23 agosto scorso, per poi percorrere il Mar Glaciale Artico fino all'estremo opposto della Federazione. Scopo del viaggio è consentire alla remota regione del Paese di accedere più facilmente a una fonte di energia elettrica.

La centrale galleggiante

La Akademik Lomonosov è un colosso di 21.500 tonnellate, è lunga 144 metri e larga 30. Ha due reattori da 35 megawatt ciascuno. Il progetto punta a rendere possibili le forniture di energia ai luoghi remoti, ma alcuni esperti ritengono che il suo costo sia troppo alto. La centrale nucleare sostituirà quella a carbone che sarà smantellata quando si inizierà a produrre energia atomica. (RUSSIA, SALPA LA PRIMA CENTRALE NUCLEARE GALLEGGIANTE)

Il rischio ambientale

Molte anche le preoccupazioni sulla centrale galleggiante legate all'ambiente. L’agenzia atomica russa Rosatom, però, ha fatto sapere che ritiene la Akademik Lomonosov estremamente sicura. Alcuni gruppi ambientalisti, tra cui Greenpeace, sono preoccupati per i potenziali danni all’ambiente. Il timore è che centrali nucleari di questo tipo siano vulnerabili in caso di disastri naturali, ma anche che possano essere vendute a Paesi con standard di sicurezza piuttosto bassi, come alcuni Stati dell'Asia, dell'Africa e dell'America Latina, che sarebbero già interessati al progetto. 

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