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Libia, al-Serraj a Sky Tg24 chiede aiuto all’Italia: “Rischio migrazione senza controllo”

7' di lettura

ESCLUSIVA - Il presidente libico a Sky Tg24, fa il punto sulla situazione nel Paese. E poi avverte: "Mentre noi combattiamo l'Isis si sta rafforzando". L'INTERVISTA INTEGRALE

Centinaia di morti, migliaia di feriti. La guerra in Libia va avanti, a Tripoli strade deserte nelle zone a ridosso della frontline. Il presidente libico Fayez al Serraj ci riceve nel blindato palazzo del consiglio, in pieno centro.
Gli chiediamo subito la situazione sul campo e se il conflitto con Haftar durerà ancora a lungo.

La situazione sul campo è buona per noi su tutto il fronte, le nostre forze stanno proteggendo le nostre case, le nostre famiglie, la nostra civiltà. Abbiamo ripreso in poco tempo il terreno perduto nella prima fase di guerra. Haftar si è indebolito con il passare dei giorni. Pensavano che sarebbe stato come andare a un picnic, invece si sono trovati di fronte quello che si meritano. Sono venuti da tutta la Libia per difendere Tripoli, Haftar tornerà da dove è partito. Eppure non c’è da essere soddisfatti: ci sono centinaia di vittime, più di centomila sfollati, quartieri distrutti. Denuncio inoltre bombardamenti su obiettivi civili come scuole, ospedali, aeroporti. La Comunità internazionale deve aiutarci a fermarli: il rischio è che anche Paesi vicini, compresa l’Italia, ne subiscano le conseguenze.

È possibile raggiungere un accordo con Khalifa Haftar? Qual è la sua proposta per arrivare alla pace? 
L’unica soluzione è politica, non c’è soluzione militare. Tutto era pronto per la Conferenza Internazionale, eravamo vicini a una mediazione. Poi Haftar ci ha attaccato, ha attaccato Tripoli, attaccato la legittimità del nostro governo e la possibilità di trovare una soluzione politica. Ma noi ci crediamo ancora, tutti i libici devono sedersi al tavolo del dialogo e ascoltare l’altra parte, senza escludere nessuno. Noi poniamo una sola condizione per il processo di pace: chi vuole partecipare, deve accettare che siano i libici a scegliere da chi farsi rappresentare e guidare. 

Dai suoi recenti viaggi in Europa, in Africa, che impressione ha tratto? La Comunità internazionale sta facendo tutto il possibile per la Libia? 
Ci sono visioni diverse sulla Libia nella comunità internazionale e soprattutto interessi diversi. Abbiamo incontrato tutti i leader europei, per noi è importante che le cose vengano chiamate con il loro nome: c’è un'aggressione in atto, bombardamenti sui civili, Haftar ha superato ogni limite, ogni legge internazionale. È stato un tentativo di colpo di stato. E l’Unione Europea ha condannato questo attacco. Poi però ci sono dei Paesi che sostengono Haftar, noi chiediamo anche a loro di sostenere il governo legittimo, non un singolo personaggio politico. Tutti quei Paesi che hanno interessi in Libia saranno seguiti con attenzione dal nostro governo. Interessi politici, economici, saremo giusti con tutti, ma tutti devono rispettare le leggi internazionali. È la differenza tra noi e Haftar, che invece vuole un governo militare in Libia.

L’Italia cerca di mantenersi equidistante ma non ha abbandonato la Libia, come hanno fatto altri Paesi all’inizio della guerra. Si sente supportato dal nostro governo? 
Apprezziamo il ruolo italiano, siamo in continuo contatto con il governo. Il punto per noi non è chiedere aiuto per Serraj, ma per le istituzioni che rappresentiamo. L’Italia non deve essere timida, deve dire che sostiene il governo di accordo nazionale. È l’unico governo legittimo! Ora qualcuno vuole fare un colpo di stato e prendere il potere, questo sta accadendo. Al presidente del Consiglio Conte lo abbiamo detto chiaramente: è un colpo di stato e va condannato senza esitazioni! L’Italia  ci sostiene, sostiene la nostra guardia costiera, non c’è spazio per incertezze dall’Italia e dall’Unione Europea.

Medici Senza Frontiere ha lanciato un allarme sui centri che ospitano i migranti in Libia. Cosa può fare di più la Libia e cosa può fare di più la Comunità internazionale  per contrastare l’immigrazione clandestina? 
L’immigrazione illegale è un incubo per l’Italia e per l’Europa in generale. Anche noi siamo molto preoccupati per ragioni umanitarie, economiche e di sicurezza. Abbiamo parlato con il vostro governo. In Libia ci sono oltre 800mila migranti, nei nostri centri solo 15mila, proviamo ad aiutarli, ma serve una visione del problema più ampia. Non si può venire qui, girare le immagini di un centro di detenzione e dire che il problema siamo noi. Qui ci sono tantissime persone in fuga, in Europa in molti Paesi le porte sono chiuse, e questi stessi Paesi criticano la Libia che ospita 800mila migranti! Dobbiamo trovare un punto di incontro: ricordiamoci anche il problema della sicurezza, tra i migranti possono nascondersi terroristi e fuorilegge, ne abbiamo avuto conferma dalla nostra intelligence. E se faranno azioni criminali, potranno farle anche in Europa.

Alcuni media locali hanno scritto che Abu Bakr al Baghdadi si è nascosto in Libia. Di certo il fatto che l’Isis ha ripreso a combattere nel vostro Paese...
Le ultime informazioni di intelligence dicono che Abu Bakr al-Bagdhadi è nascosto tra Siria e Iraq ma abbiamo avvertito i nostri partner che durante la guerra che l’Isis sta crescendo nel nostro Paese, proprio a causa della guerra. Molte cellule dormienti si stanno risvegliando, il rischio non è soltanto per noi ma per tutta la regione. L’Isis sta combattendo in alcune città nel sud della Libia, proprio ora. È una prova della loro presenza. E sono certo che il terrorismo aumenterà se i nostri militari resteranno impegnati nella guerra di Tripoli.

Ultima domanda: cosa chiede come prossimo passo all’Italia? Che tipo di impegno serve alla Libia? 
Noi prevediamo di ricevere un supporto concreto dall’Italia, i libici non dimenticheranno quei Paesi che durante questa crisi si sono dimostrati amici. Se la guerra continuerà a Tripoli, ci saranno sicuramente conseguenze, a cominciare dall’immigrazione illegale. Non sarà possibile controllare il flusso dei migranti verso l’Italia. Tutti i migranti inoltre vorranno cercare un posto sicuro e saliranno sui “barconi della morte” per cercare di raggiungere i porti più vicini in Europa. C’è inoltre il rischio terrorismo, se la guerra continuerà oltre centomila sfollati lasceranno Tripoli e non saranno controllati. È ingiusto continuare questo embargo militare, nessuno ci aiuta, mentre dall’altra parte continuano ad arrivare rifornimenti militari. Ci deve essere giustizia: l’embargo deve essere per tutti o per nessuno.

 

 

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