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Elezioni Europee, Germania: Keller l'alternativa

4' di lettura

La candidata alla Commissione che vuole fermare i sovranisti. Filosofia di Franziska, detta Ska. "Penso sia giusto concentrarsi sui cambiamenti concreti piuttosto che aspettare la rivoluzione"

Ogni storia inizia da un nome. Ogni nome inizia da una storia. Come quella di Ska Keller, all’anagrafe Franziska, nata il 22 novembre 1981 a Guben, eurodeputata dei Verdi europei e copresidente insieme al belga Philippe Lamberts del Gruppo dei Verdi/Alleanza libera europea al Parlamento di Bruxelles. Il diminutivo arriva per svariate ragioni, non ultima la comodità. Si rivela inoltre un’opzione armoniosa con la scelta fatta in politica. Le tre lettere hanno un sapore fresco, grintoso e alternativo come i German Greens, così vuole presentarsi il partito fondato un anno prima della nascita di Franziska. In poco tempo Ska diventa una figura di spicco della direzione federale dei Giovani Verdi tedeschi, portavoce dei Giovani Verdi europei, presidente del nuovo partito Alleanza 90/Verdi nel Brandeburgo, dove nasce, quando il Muro di Berlino separa ancora le vite di un unico popolo.

La regola verde del "gender balance": equilibrio di genere

Nel frattempo, all’università, approfondisce l’islamistica e la turcologia, oltre agli studi ebraici, dividendosi fisicamente tra gli atenei di Berlino e Istanbul. Completa il ciclo accademico pochi mesi dopo la prima investitura a europarlamentare, nel 2009. In base alla regola verde del “gender balance” (equilibrio di genere), anche in questa tornata è, stavolta con l’olandese Bas Eickhout, “Spitzenkandidatin”, ovvero “capolista” per la presidenza della Commissione. Se i giornalisti poco familiari con la lingua tedesca che la intervistano devono cimentarsi nella pronuncia ostica, la parlamentare disegna per sdrammatizzare un sorriso empatico e complice sul volto incorniciato dai soliti capelli cortissimi. "Ve lo presto per un po’", scrive nel 2015. È il suo personale scherzoso appello a votare per il compagno Markus Drake (allora in lizza per il Parlamento di Helsinki), riferimento dei Verdi finlandesi e responsabile della comunicazione di un’organizzazione non governativa di Bruxelles.

"Assicurare il diritto di asilo evitando il ritorno dei nazionalismi”

La biografia personale spesso è il primo motore delle scelte politiche. Così è per Ska Keller. Cresce in Lusazia, regione tedesca dove l’attività mineraria del carbone è alla base dell’economia locale. "Aveva effetti devastanti sull’ambiente, molte famiglie erano costrette a fuggire", spiega. Da qui l’interesse per il clima e i cambiamenti climatici. La città natale Guben, tra Germania e Polonia, è una "terra di nessuno". "Non so con precisione cosa significhi “casa”", ripete spesso. Abituata da subito a varcare confini, considera il migrare una declinazione naturale del vivere. “Il nostro compito è assicurare il diritto di asilo evitando il ritorno dei nazionalismi”, si legge tra le righe fittissime del programma dei Verdi tedeschi per le Europee. “Vogliamo una procedura ordinata che includa l'equa condivisione delle responsabilità tra gli Stati membri e il ripristino di una missione europea di soccorso in mare”, puntualizzano nel documento.

I verdi ampliano il loro impegno per garantire la giustizia sociale

Negli anni Keller sostiene altre istanze politiche oltre a quella, prioritaria, per il clima. Una maturazione sperimentata parallelamente dal suo partito. In virtù dello stesso principio: la concretezza. I Verdi capiscono di dover ampliare il loro impegno, senza snaturarsi. Il minimo comune denominatore è la garanzia della giustizia sociale, dice Keller. Uno dei motivi alla base dell’ascesa dell’onda verde in alcuni Paesi europei, come illustra You Trend. Uno dei casi più recenti riguarda proprio la Germania di Ska. A ottobre il risultato degli ambientalisti mina l’egemonia dei conservatori e turba i partiti di massa. La goccia fa traboccare il vaso di Merkel, insieme alla sconfitta in Assia. La leader dai cristiano-democratici annuncia di non ricandidarsi alla cancelleria alla fine del suo mandato. Anche in Baviera i Verdi sono guidati al successo da una donna. Katharina Schulze, detta Katha.

Il voto contro le politiche anti-immigrazione di Orban

"Non cederemo al ricatto, difenderemo le frontiere, anche contro di voi, se necessario". A parlare, siamo a settembre 2018, è il premier ungherese Orban, davanti ai parlamentari di Strasburgo. Sono chiamati a votare su un report che lo accusa di non rispettare i valori fondanti dell’Unione europea per le politiche anti-immigrazione, la stretta sulla libertà di espressione e sull’indipendenza della magistratura. 448 favorevoli, 197 contrari e 48 astenuti. La plenaria si pronuncerà, passando la parola al Consiglio, per l’avvio della procedura contro l’Ungheria e dunque per l’attivazione dell’articolo 7 del trattato di Lisbona che “constata un evidente rischio di violazione dello Stato di diritto”. Al momento dell’annuncio, tra gli scranni, i deputati circondano e abbracciano l’autrice di quella relazione. Si chiama Judith Sargentini, fa parte del gruppo politico di Ska Keller, è olandese, di sinistra. Si concede qualche lacrima liberatoria e, con soddisfatto pudore, si stringe nel maglioncino che indossa. Rigorosamente verde.

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