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Elezioni europee, Lettonia: avamposto orientale dell’Ue. VIDEO

5' di lettura

Reportage da Riga a pochi giorni dal voto, tra la lotta contro lo spopolamento e la disoccupazione che resta alta. E con la paura di un'azione militare di Mosca. LE IMMAGINI

Il cielo sopra Daugavpils è plumbeo e fa freddo. Prima di arrivare, foreste e foreste a perdita d’occhio. Cascine e casolari sparsi, molti abbandonati e deserti. La mattina in cui siamo arrivati è caduto qualche fiocco di neve, l’inverno qui in Lettonia, dura fino ad aprile inoltrato. Il Latgale, la regione sud orientale del paese, è una zona rurale e poverissima. Confina con la Russia, l’ex madre Russia, poi matrigna, da cui la Lettonia si è resa indipendente nel 1991. Le tracce di quel dominio sono ovunque, e non si ratta solo di tracce tangibili. Il confine condiviso con Mosca è lungo quasi 300 km e da qualche mese Riga ha deciso di fortificarlo con una recinzione di filo spinato, torrette, pattugliamenti e telecamere. Membro dell’Unione Europea e della Nato dal 2004, la Lettonia - dicono molti - è finalmente tornata in Europa, nella sua casa originaria.

I rapporti con la Russia e il rischio fake news

Il piccolo paese baltico infatti è sempre stato una propaggine estrema europea, anche quando era nell’Unione sovietica. Ora più che mai la vicinanza con l’ingombrante vicino preoccupa. “Dopo l’annessione della Crimea da parte di Mosca nel 2014 e la crisi ucraina, siamo sul chi vive, un’aggressione miliare è al momento è improbabile, ma nel futuro chi può saperlo?” ammette Maris Cepuritis del Centro di studi politici dell’Europa orientale. La presenza dei russofoni raggiunge in Lettonia il 38 per cento. Moti di loro sono nostalgici e sono sicuramente il bersaglio privilegiato della propaganda e disinformazione russe che li bombardano con canali tv e telegiornali, emanazioni del Cremlino. Come ci spiega il direttore dello Stratcom Nato Centre, Janis Sarts: “Il nostro compito è combattere la disinformazione, le fake news. La cyber security nazionale passa da qui”. Ma a momento la guerra che la Lettonia combatte è un’altra: lo spopolamento. I casermoni popolari grigi e decadenti della periferia di Daugavpils ci dicono tutto di quel passato pesante, siamo a 5 ore da Riga, la bellissima capitale lettone moderna, vitale, curata, soprannominata la Parigi del baltico. Qui di charme invece non c’è traccia. Fabbriche che chiudono e una minoranza russofona consistente, fanno del Latgale una regione problematica dove lo stipendio medio è di 350 euro al mese (la media nazionale è di 700 euro), le persone scappano nei Paesi più ricchi dell’Ue per trovare lavori più redditizi.

La fuga dal Paese

A ridosso di una chiesa ortodossa, sotto alla ferrovia, in un campo di casupole, incontriamo Lubova, 66 anni, sorriso pronto, faccia aperta e rubiconda, ci dice che la sua pensione è di 130 euro al mese, vive in una casetta umile e piccola. Ha sempre vissuto qui. Prima lavorava in una fabbrica di armi. “Con l’Unione sovietica?” ci chiede illuminandosi “Tutto costava poco, non dovevamo preoccuparci di nulla, ci pensava lo stato. Casa, scuole, salute, lavoro, tutto! La vita era migliore e io ero giovane!!” I figli l’aiutano come possono, ma si sono trasferiti in Germania. Lo spopolamento colpisce da anni tutto il paese. La popolazione è passata da quasi due milioni quattrocentomila del 2000 a scarsi due nel 2018.  Un quinto dei suoi cittadini è andato in Gb, Norvegia, Germania. “È l’effetto secondario dell’ingresso nell’Unione Europea” ci dice Aivars Groza, l’ambasciatore lettone alla diaspora “L’Europa ci ha permesso libertà di movimento, di studio, di scambi, si viaggia, si lavora altrove, è normale, è fisiologico. Si migliorano le proprie condizioni di vita. L’importante è non perdere per sempre i nostri connazionali”. “Qualcuno ha addirittura gridato ‘stiamo salendo come nazione’. Ma io non drammatizzerei” ci ripete l’ambasciatore “I nostri programmi per far tornare indietro le persone stanno dando risultati, lo scorso anno sono tornare 400 persone in sei mesi”. 

Il pil cresce ma la disoccupazione resta alta 

Inese Supule, sociologa delle migrazioni, ci spiega che la mancanza di manodopera è il prezzo da pagare all’Ue, che però “ha incrementato gli aiuti, sebbene abbiamo perso tantissimi medici io sono fiduciosa nel futuro”. L’Europa aiuta la Lettonia con 0,737 miliardi di euro, il Pil è triplicato, anche se la disoccupazione resta alta al 7,2%. Torneranno. Il refrain che tutti ripetono è “Back to Latvia” diventato anche il nome di una Ong che si occupa proprio dei lettoni all’estero per aiutarli a trovare lavoro, casa e a integrarsi di nuovo.  I giovani nati nella Lettonia libera sono felici e orgogliosi di essere cittadini Europei, come ci dice entusiasta Natalia, studentessa a scienze politiche a Riga, “L’Europa è la mia casa. Chi critica l’Europa non capisce quanti benefici noi riceviamo ogni singolo giorno, grazie al fatto di essere cittadini europei”.

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