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Guerra in Bosnia, Radovan Karadzic condannato all'ergastolo in appello all'Aia

I Titoli delle 18 del 20/03

3' di lettura

I giudici della Corte penale internazionale hanno respinto la richiesta dei legali del leader serbo-bosniaco, aggravando la sentenza di primo grado che prevedeva 40 anni di carcere

Radovan Karadzic è stato condannato in appello all'ergastolo dal Tribunale penale internazionale dell'Aia. Il leader serbo-bosniaco si era appellato contro la precedente condanna a 40 anni per i crimini commessi, tra cui il genocidio di Srebrenica. I giudici, però, hanno respinto le istanze della difesa, decidendo di aggravare la pena. Al pronunciamento della sentenza, che rappresenta l’ultimo grado di giudizio, secondo l'agenzia serba Tanjug, dalla galleria del pubblico dell'aula del Tribunale si sono sentiti applausi ma anche fischi.

Per la corte, giudizio di primo grado "inadeguato"

Il presidente della corte, il giudice danese Van Josen, nella lettura della sentenza ha spiegato che il tribunale ha concordato con la procura nel ritenere che la condanna di primo grado sia stata "inadeguata" alla luce della gravità dei crimini compiuti da Radovan Karadzic. Secondo la corte, la pena inflitta tre anni fa era "incomprensibile" ed "ingiusta". Il verdetto ha visto una maggioranza di tre giudici a due. Tra gli uomini più ricercati al mondo, il leader serbo-bosniaco ha vissuto a Belgrado sotto falso nome fino al luglio 2008 quando è stato arrestato. Nella capitale serba, l’ex psichiatra si occupava di medicina alternativa.

Undici capi di imputazione

Contro di lui c’erano undici i capi d'imputazione, tra cui due per genocidio e 5 per crimini contro l’umanità. Il leader serbo-bosniaco negli anni della guerra in Bosnia (1992-1995) avrebbe pianificato insieme al generale Ratko Mladic e a Slobodan Milosevic la "pulizia etnica" della Bosnia, con l’obiettivo di estirpare la presenza di croati e bosgnacchi, rispettivamente cattolici e musulmani dal territorio rivendicato dai serbi. La corte ha riconosciuto, tra gli altri, il suo coinvolgimento nel massacro di Srebrenica, che costò la vita a 8mila musulmani, e nell'assedio di Sarajevo, che si concluse dopo quasi 4 anni e 10mila morti. Ma ribadito, come nella sentenza di primo grado, che l'ex leader politico dei serbi di Bosnia non è stato responsabile di genocidio in altri sette Comuni bosniaci.

Grande emozione per le madri di Srebrenica

Le madri delle vittime di Srebrenica hanno seguito il processo da Potocari, il cimitero-memoriale alle porte della cittadina bosniaca, e al momento del pronunciamento sono uscite per strada e si sono abbracciate con le lacrime agli occhi. L’annuncio della condanna ha scatenato un appaluso commosso anche tra i circa 300 rappresentanti della comunità accademica di Sarajevo, che hanno seguito il dibattimento nel palazzo della Biblioteca Nazionale della capitale bosniaca.

Per la difesa la condanna è "decisione politica"

Il 73enne Radovan Karadzic ha ascoltato la sentenza di appello immobile e senza mostrare alcun segno di emozione. Il leader serbo-bosniaco ha sempre affermato di non essere stato a conoscenza dell'operazione di pulizia etnica in corso durante gli anni della guerra, nonostante proprio in quel periodo fosse il presidente della Repubblica serba di Bosnia, quindi colui che firmava gli ordini poi eseguiti da Mladic. Per Goran Petronjevic, l'avvocato difensore di Karadzic, la condanna all'ergastolo è un’evidente "decisione politica". "Il 70% dei condannati per crimini di guerra sono serbi" ha osservato il legale, denunciando come, secondo lui, sia stata usata una mano più leggera nei confronti degli imputati bosniaci. Tale sentenza, secondo Petronjevic, non aiuterà il processo di riconciliazione nei Balcani.

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