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Tunisia, 11 neonati morti in ospedale: forse un alimento scaduto

I titoli delle 18 di Sky tg24 del 10 marzo

2' di lettura

I decessi tra il 7 e l’8 marzo nell’ospedale Rabta di Tunisi. Secondo i primi accertamenti, sarebbero dovuti “probabilmente a uno shock settico causato da infezioni del sangue”. I media parlano di un siero scaduto. Aperta inchiesta, si è dimesso il ministro della Sanità

Undici neonati sono morti in Tunisia, nell'ospedale Rabta di Tunisi. Secondo i primi accertamenti, i decessi sarebbero dovuti “probabilmente a uno shock settico causato da infezioni del sangue”. Infezioni che, spiega un comunicato della Società tunisina di Pediatria, sarebbero da ricondurre alla somministrazione ai piccoli “di un prodotto nutrizionale”. I media del posto parlano di un siero scaduto. Per la vicenda, si è dimesso il ministro della Sanità Abderraouf Cherif. È stata anche aperta un’inchiesta e il premier Youssef Chahed ha assicurato trasparenza.

Forse la causa è la somministrazione “di un prodotto alimentare” scaduto

Le morti dei neonati sono avvenute tra il 7 e l’8 marzo nel centro di maternità e neonatologia dell'ospedale Rabta. I laboratori hanno già analizzato alcuni campioni biologici e di tessuti prelevati dai piccoli. Secondo i risultati preliminari, resi noti dall'unità di crisi del ministero della Salute di Tunisi, la morte degli undici bambini “è dovuta probabilmente a uno shock settico causato da infezioni del sangue". Secondo un comunicato della Società tunisina di Pediatria, “la grave infezione nosocomiale” sarebbe da ricondurre alla somministrazione a questi neonati “di un prodotto per l'alimentazione per via endovenosa”, pratica che viene usata per i bambini venuti alla luce prima del termine. I media tunisini parlano della somministrazione di un siero scaduto.

Aperta inchiesta

Il governo tunisino ha annunciato l'apertura di un'inchiesta anche a livello penale e ha promesso la massima trasparenza. L'associazione dei pediatri ha invitato le autorità a “fare luce” sulla situazione e ha ricordato le “condizioni precarie in cui lavorano gli operatori sanitari”. Il ministero della Sanità ha assicurato che “sono state adottate misure preventive e trattamenti per evitare altre vittime e per garantire lo stato di salute degli altri bambini nel reparto maternità”.

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