Venezuela, 25 morti in 48 ore. Vertice a Bogotà: Guaidò non chiede intervento militare

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Il leader dell'opposizione incontra il vicepresidente Usa Pence e i Paesi del gruppo di Lima, ma non propone l'uso della forza. Maduro twitta: "Qui decidiamo noi". Usa chiedono riunione del Consiglio di Sicurezza Onu. Vittime alla frontiera con il Brasile

Oggi a Bogotà vertice d'emergenza sulla crisi in Venezuela. Juan Guaidó, che ha incontrato il vicepresidente Usa Mike Pence e i Paesi del gruppo di Lima, nel suo discorso non ha proposto un intervento militare esterno o l'uso della forza per porre fine al governo dell'"usurpatore" Nicolas Maduro. Questo nonostante ieri Julio Borges, rappresentante di Guaidò presso il Gruppo di Lima, avesse preannunciato che l'opposizione venezuelana avrebbe chiesto alla riunione di "presentare posizioni di fermezza", incluso "l'uso della forza". L'Ue e molti altri Paesi latinoamericani, tra cui Colombia, Brasile, Argentina, Perù e Cile, si erano detti pronti a opporsi a una soluzione interventista, preferendo la via pacifista. Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno chiesto una riunione d'urgenza del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per discutere la situazione: il meeting è previsto per domani ma non è chiaro se si arriverà a un voto su un testo di risoluzione.

La situazione nel Paese

"L'impero e i suoi lacché devono capire che in Venezuela regna l'autodeterminazione del nostro popolo", ha scritto in giornata Maduro su Twitter, aggiungendo che "i nostri problemi li risolviamo in unione nazionale, con il governo bolivariano che io presiedo", prima di concludere: "Tutti insieme per il Venezuela!". Il Paese però resta nel caos con i militari che non hanno abbandonato l'attuale presidente, anche se 120 soldati si sono rifugiati in Colombia mettendosi agli ordini del leader dell'opposizione Guaidó. Intanto il sindaco di Gran Sabana, alla frontiera venezuelana con il Brasile, denuncia: in due giorni di repressione, da sabato scorso, le forze di sicurezza e gli irregolari chavisti hanno ucciso 25 persone e ne hanno ferito almeno 84.

Guaidò: "Aperte tutte le opzioni"

Dopo l'avvelenamento del parlamentare venezuelano Freddy Superlano, membro del partito di opposizione di Guaidó e il brutale respingimento degli aiuti umanitari provenienti da Brasile, Colombia e Porto Rico - che ha lasciato un bilancio di almeno 4 morti e decine di feriti -, il leader dell'opposizione aveva detto che "gli eventi mi obbligano a prendere una decisione: proporre in modo formale alla comunità internazionale di mantenere tutte le opzioni disponibili per liberare questo Paese, che lotta e continuerà a lottare. Parlerò con Pence".

Il vertice in Colombia

A Bogotà ci sono rappresentanti del Gruppo di Lima, costituito da 14 Paesi del continente americano (Argentina, Brasile, Canada, Cile, Colombia, Costa Rica, Guatemala, Guyana, Honduras, Messico, Panama, Paraguay, Perù e Santa Lucia), ai quali si aggiunge Pence. Undici di questi Paesi (più gli Usa) hanno già riconosciuto Guaidò come presidente legittimo del Venezuela, mentre altri tre (Messico, Guyana e Santa Lucia) non hanno aderito alla dichiarazione comune firmata dal resto del gruppo lo scorso 23 gennaio, dopo l'assunzione dei poteri dell'Esecutivo da parte del presidente del Parlamento di Caracas. In merito alla posizione interventista, il governo peruviano ha definito "inaccettabile l'uso della forza in qualsiasi delle sue forme" per risolvere la crisi a Caracas.

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