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A Dakar un museo per decolonizzare l'arte

Opere d'arte nel museo delle civiltà nere a Dakar © SEYLLOU /Getty
3' di lettura

Era stato annunciato, rinviato, più volte la sua apertura era stata messa in dubbio ma ora ha finalmente aperto i battenti: il museo delle cività nere (MCN) a Dakar, in Senegal è realtà.

Ci sono voluti 50 anni da quando l’idea fu lanciata, ma oggi è una realtà. Di più, il primo museo panafricano dedicato alle civiltà nere– dall’alba dei secoli ad oggi – apre proprio nel momento in cui più forti si levano dal continente, le voci per la restituzione del patrimonio artistico e culturale sottratto durante il colonialismo.

Dakar celebra le civiltà nere

Voluto dal primo presidente del Senegal, Léopold Sédar Senghor – assieme all'antillano Aimé Césaire, ispiratore e ideologo della négritude – il museo è stato inaugurato sette anni dopo l’inizio della sua costruzione. Ispirata alle ‘case tonde’ della regione di Casamance, la struttura si estende su una superficie di 14mila metri quadri e potrà contenere fino al 18mila opere. Un edificio monumentale, la cui realizzazone è stata finanziata interamente dalla Cina per 30 milioni di euro. Un argomento valido per contrastare l’assenza di infrastrutture adeguate che molte ex potenze coloniali hanno opposto negli anni alla richiesta di restituzione del patrimonio africano.

 

Opere d'arte nel museo delle civiltà nere a Dakar © SEYLLOU /Getty

L’85% dell’arte africana è in esilio

Intanto, in Francia, un dossier sul patrimonio artistico africano commissionata dall’Eliseo allo studioso senegalese Felwine Sarr e alla storica dell’arte Benedicte Savoy, fa tremare i musei parigini. Secondo il rapporto, tra l’85 e il 90% del patrimonio artistico africano si trova al di fuori del continente, e la Francia ospita circa 90mila opere. 

Per lanciare il processo sarà necessaria la domanda formale da parte dei rispettivi governi africani, che riceveranno il documento non appena sarà approvato dall’Eliseo. Con questa iniziativa senza precedenti il presidente Macron definita come una “riparazione memoriale”, un gesto per tentare di ricucire lo strappo tra la Francia e le sue ex-colonie. Il rapporto però ha lasciato il mondo dell’arte francese con il fiato sospeso e il timore che la restituzione possa svuotare le teche dei musei. Il solo Quai Branly, inaugurato  a Parigi nel 2006 dall’allora presidente Jacques Chirac, grande amante dell’arte africana, ospita a suo interno 40mila pezzi e manufatti africani su 70mila opere esposte.

Arte come identità e progresso

Polemiche a parte, l’apertura del Museo di Dakar è stata salutata nel continente come un nuovo, ulteriore passo verso il riconoscimento di una solida identità panafricana. “L’esposizione è là per sottolineare "il contributo dell'Africa al patrimonio culturale e scientifico", ha sottolineato nel discorso d’apertura il direttore , Hamady Bocoum, rammaricandosi di come "da iniziatori, siamo diventati un deserto" industriale. Ma il suo oiettivo va oltre, “ed è soprattutto quello di proiettarsi verso il futuro” promette. “Non resteremo fermi alla contemplazione”.

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