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La Casa Bianca teme la fuga di notizie: vietato l'uso dei cellulari

Il capo di gabinetto Usa John Kelly
2' di lettura

Dopo quelli personali banditi a gennaio, anche i telefoni in dotazione allo staff della Casa Bianca non possono entrare nell’ala ovest né essere lasciati negli armadi vicino alla Situation Room. Un modo, spiega la Cnn, per cercare di arginare il problema “gole profonde”

Niente più cellulari nella West Wing della Casa Bianca, nemmeno quelli forniti dal governo e nemmeno se lasciati negli appositi armadietti vicino alla Situation Room. Sarebbe questa la nuova regola, di cui solo ora è trapelata l'esistenza, in vigore a Washington per cercare di arginare il problema delle "gole profonde" e delle fughe di notizie. La policy, secondo la Cnn, è stata introdotta dopo le rivelazioni fatte il mese scorso da Omarosa Manigault Newman. L’ex collaboratrice di Donald Trump aveva registrato di nascosto il capo di gabinetto John Kelly mentre la stava licenziando nella Situation Room.

Le nuove regole

Le disposizioni prevedono che - a differenza di quanto fatto fino a poco tempo fa - i membri dello staff non possano più lasciare negli armadietti all'esterno della Situation Room nemmeno i telefoni cellulari in dotazione, per timore che sia possibile registrare stralci di conversazioni top secret. La nuova norma impone che anche i cellulari forniti agli impiegati dalla Casa Bianca siano lasciati negli uffici oppure negli armadietti più lontani, fuori dall’ala ovest, in cui vengono custoditi quelli personali. Già a gennaio Kelly aveva cambiato le regole sui cellulari, vietando l’uso di quelli personali nella West Wing.

Paranoie e tensioni con i collaboratori

Le nuove regole sui cellulari, secondo la Cnn, rappresentano un altro sforzo della Casa Bianca per fermare le fughe di notizie. Queste, infatti, stanno diventando un problema sempre più serio per il presidente Usa. Le paranoie dell’amministrazione Trump e le tensioni del tycoon con i suoi collaboratori si sono ulteriormente inasprite dopo le indiscrezioni raccolte da “Fear”, il libro-inchiesta appena uscito del giornalista Bob Woodward, e dopo l'editoriale anonimo pubblicato dal New York Times e attribuito a un alto funzionario della Casa Bianca.

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