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Cronache d'Oltremanica, Brexit e non solo Brexit in un anno di svolta

4' di lettura

A sei mesi dalla data designata per l'uscita dall'Unione europea, un blog per approfondire quello sta accadendo nel Regno Unito. Con una particolare attenzione a tutto quello che non è - ufficialmente - politica  

Non teorizzano per sé l'eccezionalismo statunitense. Non rivendicano la grandeur francese. Non ambiscono alla tenacia tedesca e men che meno alla fantasia mediterranea. Ma se, o meglio quando, sulla Manica arriva la nebbia, è il Continente ad essere isolato - e il celebre titolo del Times rappresenta al meglio attitudine e carattere dei sudditi di Sua Maestà.  Insieme al famoso humour, certo; in un mix che li rende unici, e proprio a loro è dedicato questo blog.

Tra politica ed economia. Immigrazione e relazioni internazionali. Musica, arte, teatro. Tendenze di costume, passioni sportive. Perché un paese è la sua letteratura e la sua street fashion allo stesso modo. Perché, come scriveva lo storico Marc Bloch, "in una società  tutto si lega e si condiziona vicendevolmente: la struttura politica e sociale, l'economia, le credenze, le manifestazioni più elementari come le più sottili della mentalità". 

Euroscettici tanto da votare e, sembra, ancora sostenere una Brexit sempre più incerta in contenuti e conseguenze; nuovamente innamorati del trono di San Giacomo e di Casa Windsor dopo decenni turbolenti, grazie ai figli dell'amata Principessa del Popolo e alla deriva  autoironica e leggera, perché è chiaro a tutti chi porta la Corona, di una Regina che è diventata a tutti gli effetti Madre Nobile della Patria; affetti dalla "sindrome dell'arto mancante" nei confronti dell'Impero che ancora credono di possedere ma che da parte sua li guarda, nei suoi componenti, con ammirazione e sospetto; euforici per un'estate che sembra una primavera infinita, settimane e settimane di temperature miti, cielo blu e sole caldo, come mai nella storia del Regno. Eccoli i britannici da raccontare, in mesi e anni che saranno fondamentali.

Il futuro della Casa Reale quando arriverà - ma God Save The Queen - il prossimo Monarca, e il futuro del paese quando arriverà, e come arriverà, l'uscita dall'Unione europea, sono le due grandi incognite.

Che la Monarchia possa traballare, nessuno lo mette in dubbio, e allo stesso tempo nessuno pensa che saranno turbolenze in grado di far cadere la Corona. Perché i Windsor sono, loro stessi, il Regno Unito. La Monarchia è parte integrante dell'essere britannici, anche nelle critiche che si possono rivolgere ai membri di Casa Windsor. La nascita di George, Charlotte e Louis da un lato, l'arrivo di Meghan dall'altro, hanno raccolto la simpatia e l'empatia dell'opinione pubblica. Elisabetta consegna ai suoi successori un Regno più piccolo, ma un ruolo più solido, di quello ricevuto dal padre.

I punti di domanda che nascono con la Brexit, invece, hanno risposte molto più complesse, e decisamente meno nette. Certamente l'uscita dall'Unione europea sarà una pietra miliare nella storia del paese. Ma le condizioni di quell'uscita sono ancora incerte, e da quelle condizioni dipende il futuro. Perché il nodo irlandese è un nodo che non si può non sciogliere, e tra i rischi non si può sottovalutare anche la fine del Regno così come lo conosciamo o la ripresa di violenze che sembravano consegnate alla storia, quando i 99 muri ancora presenti a Belfast dovrebbero rendere tutti molto cauti. Perché l'impatto sull'economia varierà a seconda che il "divorzio" si chiuda con un accordo di libero scambio, una permanenza più o meno velata nel mercato interno, o un no-deal duro e puro. Perché il modello di società che il Paese ha dichiarato di volere con il voto del 23 giugno 2016 - un modello 100% British, un modello che sembra temere quello che un polacco, un francese, un italiano potrebbero portare, e hanno portato, in più di 40 anni di libera circolazione delle persone - non è necessariamente quello che il Paese vorrà, quando lo avrà tra le mani. Soprattutto, perché questa lunga marcia verso la Brexit ha messo a fuoco una realtà che è un filo rosso in tutto il Vecchio Continente: le mancanze della politica, l'assenza di protagonisti e programmi e visioni in grado di guardare al futuro rispettando il passato e valorizzando il presente.

In questo, Londra - la parte per il tutto di un paese nonostante tutto grande - torna e si conferma modello da osservare, non necessariamente da seguire, certamente da analizzare. Queste "cronache", questo blog, cercheranno di raccontarla.  

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