Pamplona, al via la festa di San Fermín fra tori e sfilate

I 'Sanfermines', secondo la tradizione, durano fino al 14 luglio (Getty Images)
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Come ogni anno il capoluogo della comunità autonoma della Navarra viene invasa da migliaia di turisti che parteciperanno ai tradizionali 'encierros'. Critici gli animalisti, che alla vigilia della festa hanno organizzato una manifestazione di protesta

Come ogni anno a Pamplona, alle 12 del 6 luglio, prenderà il via la festa di san Fermín, la celebrazione in onore del santo patrono della città. A sancire l’inizio dei festeggiamenti sarà Joseba Asirón, nelle vesti di sindaco della città, affacciandosi dal balcone del Comune. A quel punto il cerimoniere incaricato griderà "Pamploneses. Viva San Fermín, Gora San Fermín!" e accenderà la miccia del 'chupinazo', il razzo che darà ufficialmente il via a nove giorni di festa. I 'Sanfermines' da tradizione durano fino al 14 luglio e trasformano la città basca in un tripudio di bandane rosse e camicie bianche, i vestiti tradizionali della celebrazione. Per l’occasione Pamplona si riempie di turisti spagnoli e internazionali che, oltre per l’atmosfera caratteristica scandita da danze, rappresentazioni teatrali, concerti e sfilate, arrivano in città per partecipare alle tradizionali corse con i tori.

L’encierro

Per i nove giorni della festa, infatti, ogni mattina alle otto si tiene "l'encierro", durante il quale migliaia di persone, vestite con il tipico costume bianco e rosso, corrono davanti ai tori in un percorso di circa 800 metri, che termina ai recinti dell’arena cittadina. L’evento è molto pericoloso e in ogni edizione si contano diversi feriti. Basti pensare che dal 1910 sono decedute 16 persone, le ultime nella festa del 2009. Ciononostante ogni anno sono migliaia i cittadini e i turisti che partecipano alla corsa che in soli tre minuti copre gli 825 metri del percorso. L’encierro è scandito dallo sparo di quattro razzi che sanciscono: l’inizio, l’uscita di tutti i tori, l’ingresso degli animali nell’arena e la fine della manifestazione con i tori che sono rientrati nel loro recinto. Prima di iniziare la corsa i corridori si raccomandano a San Fermín cantando per tre volte una litania.

Non solo corse di tori

Una parte della sua celebrità la festa di San Fermín la deve allo scrittore statunitense Ernest Hemingway che, nel 1926, ne descrisse la fantastica atmosfera nel romanzo "Fiesta". Nel libro, come nella realtà, la celebrazione non si limita alle seppur famose corse con i tori. Tra il 9 e il 14 luglio i visitatori possono godere di spettacoli musicali, danze, rappresentazioni teatrali e concerti a cui si somma la caratteristica sfilata dei giganti. Sin dall’Ottocento, infatti, durante San Firmín, ogni mattina, 25 figure di cartapesta alte fino a quattro metri, che rappresentano re, regine e consiglieri comunali, vengono fatte sfilare per la città. Durante i nove giorni si tiene anche una processione religiosa con la statua del santo (il 7 luglio) e viene organizzata una fiera di bestiame. Tutto finisce il 14 luglio quando a mezzanotte il sindaco si affaccia di nuovo dal balcone del Comune, annunciando l’epilogo di San Firmín. A quel punto la folla nella piazza del Municipio intona una canzone tradizionale che recita: "Pobre de mí, pobre de mí, que se han acabado las fiestas de San Fermín", che significa "Povero me, povero me, la festa di San Fermín è finita".

Contrari gli animalisti

Da decenni la corsa dei tori di San Fermín viene fortemente contestata dalle associazioni animaliste di tutto il mondo. Anche quest’anno il 5 luglio un centinaio di attivisti, vestiti di nero e con teste di toro in cartone sul capo, hanno manifestato contro gli 'encierros'. Gli animalisti hanno percorso in processione al ritmo di un tamburo il tragitto che dal 6 luglio sarà percorso dai tori, lanciando bengala rossi a rappresentare il sangue sparso dai tori nell'arena della città. Nel percorso i manifestanti hanno urlato slogan come "La tortura non è arte né cultura" e "San Fermín, festa di sangue".

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