European Solidarity, mobilitazione per cambiare regolamento di Dublino

L'iniziativa chiede che nel regolamento venga cambiato "l’ingiusto criterio del primo Paese di accesso" (archivio LaPresse)
2' di lettura

L'iniziativa, lanciata da una rete di Ong, organizzazioni e personalità varie, invita i cittadini europei a scendere in piazza il 27 giugno in vista del Consiglio europeo del giorno successivo per spingere i governi e fare la loro parte nell’accoglienza

Una grande mobilitazione per chiedere ai governi dell’Unione europea di cambiare il regolamento di Dublino e fare la loro parte nell’accoglienza dei migranti. È questo l’intento di European Solidarity, iniziativa lanciata da una rete di Ong, organizzazioni e personalità attive sui temi dei diritti civili in occasione del Consiglio europeo del 28 giugno.

Barchette in tutte le piazze d’Europa

I promotori, infatti, il 27 giugno invitano i cittadini dell’Unione a riempire le piazze dei loro Paesi con barchette di carta, simbolo delle imbarcazioni che utilizzano i migranti per raggiungere il Vecchio Continente, per dimostrare che "un’altra Europa c’è già, un’Europa che accoglie, aperta e solidale". Per manifestare la "solidarietà europea" (l’hashtag che accompagnerà l’iniziativa) agli aderenti viene chiesto di scrivere al proprio capo di Governo affinché contribuisca alla modifica del regolamento di Dublino al prossimo Consiglio europeo e di condividere sui social l’appello, con gli hashtag #changeDublin ed #EuropeanSolidarity.

Aprire vie legali e sicure d'accesso all'Unione

"Il 28 giugno – si legge in una nota diffusa dai promotori, tra cui anche Laura Boldrini e la Cgil - il Consiglio europeo discute di immigrazione: i Governi hanno la responsabilità storica di dare sostanza al principio di solidarietà su cui si è fondata l’Unione europea". Secondo European Solidarity, infatti, è necessario che gli Stati dell'Unione modifichino l’attuale regolamento superando "l’ingiusto criterio del primo Paese di accesso, sostituendolo con un sistema di ricollocamento automatico che valorizzi i legami significativi dei richiedenti e imponga a tutti i Paesi di fare la propria parte, come già chiedono i Trattati europei". Un provvedimento che, ricordano i promotori, il Parlamento europeo ha già votato a larga maggioranza. "Chiedere asilo in Europa - si legge nella nota - è un diritto, ma regole e politiche ingiuste continuano a far pagare a chi cerca rifugio l’incapacità dei Governi di affrontare sfide comuni con risposte comuni, come successo alle 629 persone bloccate in mare sull’Aquarius".

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