Slovenia al voto il 3 giugno, favoriti i conservatori dell'ex premier

Dalle ultime rilevazioni, il partito dell'ex primo ministro Janez Janša gode del 25,5% dei favori (Archivio Getty Images)
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Secondo gli ultimi sondaggi, il partito Sds guidato dall'ex primo ministro Janez Janša potrebbe ottenere la maggioranza relativa. Il principale sfidante è l'ex comico Marjan Šarec, che lo scorso novembre ha perso al ballottaggio le presidenziali

Il 3 giugno i cittadini sloveni sono chiamati ad eleggere i propri rappresentati in Parlamento dando vita all’ottava legislatura dall’indipendenza del Paese, nel 1991. Si tratta di elezioni anticipate, indette dal presidente della Repubblica, Borut Pahor, dopo le dimissioni in marzo del premier Miro Cerar. Alle urne saranno chiamati 1,7 milioni di elettori che, per assegnare i 90 seggi del parlamento sloveno, dovranno scegliere tra oltre 1600 candidati divisi in 25 liste. Tra questi ci sono 68 parlamentari che corrono per la riconferma e 12 sindaci alla ricerca di un incarico politico nazionale. Secondo gli ultimi sondaggi, il favorito dovrebbe essere il partito conservatore di opposizione, lo Slovenska demokratska stranka (Sds, il Partito democratico sloveno), guidato dall'ex primo ministro Janez Janša. La sua campagna elettorale è stata incentrata sulla questione migratoria, arrivando a proporre l’adesione della Slovenia al Gruppo di Visegrad.

Conservatori in testa ai sondaggi

Secondo un sondaggio eseguito da Ninamedia per i quotidiani Dnevnik e Večer e pubblicato lo scorso 29 maggio, l'ex primo ministro Janez Janša registra una decisa crescita rispetto alle precedenti rilevazioni con il 25,5% dei consensi. Segue con il 13,7% la Lista Marjan Šarec (Lms), guidata dal sindaco di Kamnik, che lo scorso novembre è arrivato a sorpresa al ballottaggio con Borut Pahor per le presidenziali. Il partito guidato dal primo ministro uscente Miro Cerar, lo Stranka modernega centra (Smc), invece, raccoglie l’8,8% dei consensi, preceduto dal Partito socialdemocratico (Sd) al 12.5%. Dalla rilevazione emerge anche che lo spostamento della larga fetta di indecisi potrebbe variare sensibilmente gli equilibri.

Governo di coalizione

La frammentazione della politica slovena fa pensare che nessuno dei partiti riuscirà a conquistare i 46 seggi che costituiscono la maggioranza in Parlamento. E, tenendo in considerazione i veti espressi dalle altre forze nei confronti del Partito democratico sloveno proprio per la sua politica migratoria, si prospetta un periodo di difficile contrattazione.  Janša, leader della destra slovena, da parte sua si dice convinto che "i telefoni inizieranno a suonare dopo l'arrivo dei risultati" delle urne. A tal proposito Pahor ha già annunciato che affiderà il primo preincarico per la formazione del governo al leader del partito con la maggioranza relativa, nonostante la Costituzione della Slovenia non imponga al presidente della Repubblica di affidarsi necessariamente a chi ha preso più voti.

Il contendente più accreditato

Il principale sfidante di Janša, stando ai sondaggi, è l’ex comico-imitatore ed ex giornalista di Rtv Slovenija, Marjan Šarec. Il sindaco di Kamnik ha annunciato la sua candidatura alle elezioni politiche subito dopo la sconfitta alle presidenziali e da allora ha registrato una sensibile crescita nei consensi, anche se la tendenza sembra essersi affievolita nelle ultime settimane. In campagna elettorale Šarec è stato accusato di aver presentato un programma troppo vago, che prevede, tra le altre misure, l’istituzione di una sorta di Guardia di finanza per combattere l’evasione fiscale, la riforma del sistema sanitario e una serie di iniziative per dare impulso al turismo. Recentemente, in un’intervista ha dichiarato di avere "molte cose in comune con le posizioni di Macron e un orientamento ponderato e centrista".

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