Libano e Tunisia al voto. Gentiloni: democrazie strategiche

3' di lettura

In territorio libanese si vota per le prime elezioni parlamentari da nove anni a questa parte, tra strette misure di sicurezza. Mentre in Tunisia urne aperte per le prime comunali post rivoluzione

Giornata di voto in Libano e Tunisia. Nel primo caso si tengono le prime elezioni parlamentari da nove anni a questa parte. Mentre nel secondo, le urne sono aperte per le prime elezioni comunali post rivoluzione. Ieri il premier Paolo Gentiloni, da Twitter, ha sottolineato come entrambi i Paesi siano "splendidi e amici, di assoluta importanza strategica".

Le elezioni parlamentari in Libano

Le elezioni in Libano si svolgono tra strette misure di sicurezza, con agenti di polizia e militari a presidiare ogni seggio e le zone più sensibili. A confrontarsi sono la coalizione filo occidentale del primo ministro Saad Hariri e quella filoiraniana degli Hezbollah. Gli aventi diritto al voto sono 3.7 milioni, i seggi sono stati chiusi alle 19 ora locale. I candidati sono 586, tra cui 86 donne. Questa tornata elettorale si tiene in un Libano dove la tensione è alta, soprattutto per l’instabilità della vicina Siria di cui il territorio libanese ospita almeno 200mila rifugiati. Ed è stata proprio la guerra in Siria, e le sue ricadute sulle tensioni interne al Libano, a indurre il Parlamento di Beirut ad estendere di ben cinque anni il proprio mandato dopo la scadenza naturale del 2013. Il presidente libanese Michel Aoun, intanto, ha rivolto un appello ai suoi concittadini perché esercitino il loro "democratico diritto di voto" indipendentemente da "influenze esterne".

Le elezioni comunali in Tunisia

In Tunisia si tengono, invece, le prime elezioni comunali post rivoluzione, che mettono in pratica il principio del decentramento amministrativo inserito nella Costituzione del 2014. Sono oltre 50mila i candidati, il 52% con meno di 35 anni e il 49% donne, sparsi in 350 città del Paese. A confronto, in prima linea, il partito islamico Ennhadha e il modernista Nidaa Tounes. Secondo il presidente della Commissione superiore indipendente per le elezioni (Isie), i risultati si sapranno solo dopo la chiusura dei centri di voto, al più tardi il 9 maggio. Presenti oltre 6mila osservatori elettorali locali e stranieri. Anche l'Unione europea ha dispiegato una missione elettorale di circa 120 membri guidata dal vice presidente del parlamento europeo Fabio Massimo Castaldo. Per garantire la sicurezza del voto sono stati inoltre schierati 60mila tra soldati e agenti. L’incognita principale di questa tornata elettorale, preludio alle elezioni politiche e presidenziali del 2019, è quella dell'affluenza.

Data ultima modifica 06 maggio 2018 ore 11:59

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