Diario di bordo dalla Seawatch 3: le comunicazioni

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Prosegue il viaggio di Sky TG24 a bordo della nave della Ong tedesca per osservare l'attività di salvataggio in mare dei migranti e il funzionamento delle comunicazioni, fondamentali per il coordinamento delle operazioni

Il mare calmo agevola le partenze dalla Libia. Non serve essere esperti di missioni in mare per capire che con il migliorare delle condizioni climatiche aumentano le possibilità di trovare qualcuno in difficoltà. E come era da previsioni, questa mattina il mare è una tavola blu, le onde che fino a ieri ci hanno fatto ballare non poco sono quasi un ricordo. "Ora più di prima non bisogna abbassare la guardia" mi spiega Anne questa mattina ai posti di comando. Dalla radio arrivano diverse comunicazioni mi sembra di capire che ci siano altre navi di altre ong in mare. "Con chi state comunicando?" Chiedo subito ad Anne. "Siamo in contatto con altre due navi di due diverse ong, loro sono ad est e noi ad ovest così da poter essere presenti in più punti in caso di bisogno". Resto stupita dal livello di collaborazione tra le ong, mi colpisce il loro scambiarsi informazioni costantemente.

Barca vuota in mare, il pattugliamento continua

In effetti questa mattina arrivano anche le prime comunicazioni. Alle 8.29 anche la Seawatch riceve la comunicazione, come le altre ong presenti in questo momento nel Mediterraneo, circa la presenza di un barcone con 100 persone a bordo. La più vicina al momento della chiamata è la nave di Seefuchs, altra ong tedesca in quel momento nella area ovest della sar zone, la zona dei soccorsi. Dopo qualche ora veniamo a sapere che l'unica imbarcazione ritrovata dalla Seafuchs è vuota, all'interno non c'è nessuno, nessuna traccia delle cento persone per cui Roma ha allertato i soccorsi. La notizia del ritrovamento di un'imbarcazione vuota viene comunicata via email al centro di coordinamento dei soccorsi, gli stessi che questa mattina hanno allertato tutti i presenti nel Mediterraneo. Ma l'idea di abbandonare la zona non sfiora minimamente i membri della crew che continuano così a pattugliare l'area per essere certi di non lasciare nessuno in difficoltà. Così mentre le ricerche vanno avanti, la guardia costiera libica ordina di allontanarsi dalla zona dei soccorsi, anche se in acque internazionali.

Le comunicazioni via radio

Da quando siamo partiti da Malta è la prima volta che arriva una comunicazione del genere, io sono nella cabina di comando proprio accanto alla radio. Kim, il primo ufficiale che siede in quel momento ai posti di comando mi spiega passo passo cosa sta succedendo mostrandomi email e comunicazioni. La notizia arriva subito alle orecchie di tutta la crew, alla spicciolata raggiungono la cabina di comando. Dopo un po' torna la calma, chi è in turno al binocolo continua a presidiare il proprio posto. In realtà, la guardia costiera libica ha recuperato due barconi, si legge nella comunicazione che arriva nel pomeriggio.

L'equipaggio

Dopo più di una settimana insieme inizio a conoscere meglio i membri della crew, scopro così il loro passato, le loro aspirazioni, le loro paure. Nazionalità diverse, età diverse, un'unica certezza per tutti: è importante stare qui, fare ciò che facciamo. Il denaro non ha importanza, ripetono tutti. "Un anno ho guadagnato tantissimo, di più rispetto agli altri anni" mi racconta Nico, olandese, di mestiere industrial climber, tutto fare freelance ad Amsterdam. "Ho pagato tantissimo di tasse e io non mi lamento a pagare le tasse ci mancherebbe ma ho capito, in quel momento, che guadagnare tanto non serve a nulla, ti rende solo schiavo del denaro e onestamente non ne ho bisogno. Ho deciso così di lavorare il giusto e occupare il resto del mio tempo facendo volontariato". E non è l'unico a raccontarmi di aver rinunciato ad un guadagno maggiore per stare qui.

L'importanza della condivisione

La Seawatch a Nico ha regalato l'amore, due anni fa a bordo ha trovato l'anima gemella, si chiama Annika ed è una delle dottoresse di questa crew. Lui olandese, lei tedesca, abitano a poche ore di distanza l'uno dall'altro. Accanto a noi mentre chiacchieriamo c'è Anne. "E tu? Chi hai lasciato a casa ad aspettarti?" Le chiedo. "Nessuno - mi risponde - il mio compagno è qui". Nota il mio stupore, "io e Rainer (il capo missione) stiamo insieme da dieci anni - mi risponde - ma non abbiamo iniziato insieme le missioni. Prima singolarmente poi insieme". Anne mi racconta del dopo missioni, di quanto sia importante condividere con chi ha vissuto, con chi capisce e sa cosa voglia dire fare missioni di questo genere. "Ne parliamo tra di noi, difficilmente coinvolgiamo gli altri, non è facile tornare alla vita di tutti i giorni quando hai visto la morte e la sofferenza" mi racconta.


La Seawatch è una Ong tedesca che dal 2015 opera nel Mediterraneo per trarre in salvo i migranti che dalla Libia partono su barconi fatiscenti rischiando la vita. È la terza missione dall'inizio del 2018 e nonostante gli ultimi avvenimenti in Italia e i rapporti sempre più complicati con la guardia costiera libica, il gruppo ha deciso di partire ugualmente. L'Italia è il Paese dove vengono portati i migranti salvati, il Paese che fronteggia maggiormente il flusso migratorio. Questo è il diario di come avvengono le operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo.

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