Diario di bordo dalla Seawatch 3: una notte di guardia

L'equipaggio della Seawatch 3
6' di lettura

Sky TG24 è a bordo della nave della ong tedesca per osservare come si organizza l'attività di salvataggio in mare dei migranti

"È la mia paura più grande, pensare che ci siano imbarcazioni abbandonate nella notte che magari non abbiamo ancora individuato. L'idea di queste persone sole in mezzo al mare fa male soprattutto dopo aver visto in che condizioni le troviamo poi". È passata la mezzanotte, attorno a noi c'è solo buio e stelle, le luci della nave restano quasi spente del tutto. Con Kim, partecipo al turno di guardia notturna, mi sono offerta volontaria, con telecamera e faretto prendo posizione nella cabina di comando. Non saranno i binocoli ad aiutarci questa volta ma i radar su cui i nostri occhi restano puntati quasi per tutto il tempo. Ne approfitto e mi faccio spiegare tutto ciò che c'è da capire su quegli schermi che rendono geometrie difficili da comprendere senza aver studiato o maneggiato carte nautiche e i comandi di una nave.

Kim è il primo ufficiale, uno dei tre dipendenti della ong seawatch, un passato come addetto ai salvataggi in mare, quasi sin dall'inizio volontario della ong, poi assunto. Vive a Malta ma in Inghilterra ha ancora una società che si occupa di compravendita di barche e navi, insomma il mare è una parte fondamentale della sua vita. "Però, sto pensando di lasciarla perché non voglio sacrificare il mio impegno nella ONG". E aggiunge: "non mi importa di guadagnare denaro, faccio una vita non dispendiosa, sono quasi sempre in mare e quando non ci sto a volte fitto la mia stanza a Malta. Insomma non ho bisogno di molto per vivere e di certo preferisco fare quello che faccio che arricchirmi".

La notte che pensavo trascorresse nel silenzio della radio e nella solitudine, invece, non è così tranquilla e silenziosa. Non lontano da noi scorgiamo due imbarcazioni di due diverse ong tedesche, si mettono in contatto con noi mettendoci al corrente dei loro prossimi passi: una sta rientrando a Malta per effettuare il cambio della crew, l'altra resterà ancora qualche giorno nelle acque internazionali. Dopo aver definito posizione e coordinate, si passa al racconto delle giornate nella nave, si conoscono quasi tutti e condividere un po' di quotidianità via radio fa bene dopo giorni e giorni di navigazione.

Il mare è ancora molto mosso durante la notte e la rotta scelta per far cercare di dormire meglio la crew ci potrebbe portare diritti sulle coste libiche a causa delle correnti. Tocca, dunque, cambiare leggermente posizione anche se la nave ballerà.

La notte è sempre affascinante, in navigazione poi ancora di più. Il pensiero, però, torna sempre lì, a quei barconi. La speranza è che nessuno abbia lasciato la Libia con queste condizioni del mare, il timore di non riuscire ad aiutarli o ad arrivare in tempo è reale e si trasforma in frustrazione. "È capitato di essere arrivati tardi e aver trovato decine di morti a bordo" mi dice Kim. La notte agevola confidenze e riflessioni. Mi racconta di Malta e di come la maggior parte dei maltesi non sappiano o non si interessino della presenza delle ong nel paese. Parliamo delle ong e dell'opinione pubblica europea, ci confrontiamo sui nostri paesi di origine: da Brexit alle passate elezioni politiche in Italia. Le quattro ore di turno passano in fretta, dopo di Kim al posto di comando torna Pia, il comandante, sarà lei a definire la rotta da seguire lunedì quando ancora le luci dell'alba sono lontane.

 

Uomo in mare

Che non ci fermi un attimo sulla nave è un dato di fatto. Ho imparato in questa settimana che in porto come in navigazione c'è sempre qualcosa da fare o da aggiustare.

Che ogni minuto fosse valido per esercitarsi nei salvataggi e controllare i gommoni, lo avevo inteso sin da subito. Quello che, onestamente, non avrei mai immaginato è che simulassero anche salvataggi veri e propri. È Lorenz, infermiere del sud della Germania che mi viene a chiamare. "Stiamo per simulare il salvataggio di un uomo in mare da salvare, vieni il primo è John".

John è il capo ingegnere, l'altro dipendente della seawatch, anche lui ha rinunciato ad un lavoro in patria, in Inghilterra, ben retribuito per dedicarsi alla ong dove - mi dice Rubén che si occupa dei media - guadagna decisamente di meno. Esco sul pontile inferiore e lo trovo senza la tuta da lavoro, come ormai ero abituata a vederlo, ma con costume e maglietta. Si lancia senza alcun timore dalla nave. In due lanciano il salvagente in acqua quanto più possibile a John, un altro chiama i gommoni che nel frattempo sono in mare dalle prime ore del pomeriggio. Si deve rispettare tutta la procedura e trarre in salvo John. Pochi minuti e viene recuperato da uno dei due gommoni mentre sulla nave Anne e Alex si preparano con le imbracature per farlo salire a bordo una volta che lo riportano indietro.

Dopo di lui tocca a Paula, una dei dottori a bordo.

Una simulazione che mostra la fiducia che provano l'uno nei confronti dell'altro. Intanto il tempo migliora e, anche se il mare continua ad essere mosso mi dicono i più esperti, l'ipotesi di trovare qualcuno in difficoltà è sempre più viva. "Vi è mai capitato di rientrare senza aver effettuato salvataggi?" Chiedo. A qualcuno non è mai capitato, ad altri sì. Le missioni sono un'incognita e chi salpa, su una nave ong che pattuglia il mediterraneo, lo sa.

La seawtch è una ong tedesca che dal 2015 opera nel Mediterraneo per trarre in salvo i migranti che dalla Libia partono su barconi fatiscenti rischiando la vita. È la terza missione dall'inizio del 2018 e nonostante gli ultimi avvenimenti in Italia e i rapporti sempre più complicati con la guardia costiera libica, il gruppo ha deciso di partire ugualmente. L'Italia è il Paese dove vengono portati i migranti salvati, il Paese che fronteggia maggiormente il flusso migratorio. Questo è il diario di come avvengono le operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo.

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