Sarkozy indagato per finanziamenti illeciti dalla Libia

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L'ex presidente francese in libertà vigilata. I reati ipotizzati sono corruzione passiva, finanziamenti legati alla campagna elettorale e occultamento di fondi pubblici libici

Dopo 25 ore di interrogatorio, l'ex presidente francese Nicolas Sarkozy è stato iscritto nel registro degli indagati per i presunti fondi occulti della Libia alla sua campagna presidenziale del 2017. Il padre dei 'Re'publicains', ritiratosi dalla politica attiva da fine 2016, è indagato per corruzione passiva, finanziamento illegale della campagna elettorale e occultamento di fondi pubblici libici. 

Rischia fino a 10 anni di carcere

Accuse gravissime per l'ex inquilino dell'Eliseo che, secondo fonti giudiziarie, è tornato a negare tutto. I giudici hanno inoltre deciso di porlo "sotto controllo giudiziario", una misura cautelare che può comportare restrizioni negli spostamenti in patria o all'estero o comunque l'obbligo di informarne il giudice, come anche il divieto di contattare o incontrare determinati individui. Sarkozy rischia fino a dieci anni di carcere.

 

 

Presunte tangenti per la campagna elettorale del 2007

L'iscrizione dell'ex presidente francese nel registro degli indagati arriva nel quadro della tentacolare inchiesta sui presunti finanziamenti occulti dell'ex regime di Tripoli alla campagna presidenziale che nel 2007 segnò il trionfo di Sarkozy all'Eliseo. Nel novembre 2016, durante le primarie dei Re'publicains, un faccendiere dichiarò di aver portato 5 mln di euro da Tripoli a Parigi tra fine 2006-inizio 2007 prima di consegnarli a Claude Gue'ant, tra i fedelissimi dell'ex presidente, poi allo stesso Sarkozy. 

Le reazioni in Francia

Sul fronte politico, la sfidante socialista di Sarkozy alle presidenziali del 2007, Segole'ne Royal, ha scritto in un tweet che "i francesi hanno diritto di sapere se fu una partita ad armi pari". Per la leader del Front National, Marine Le Pen, il caso supera "ampiamente" la questione di fondi illeciti a una campagna presidenziale. "Qui - ha aggiunto intervistata da Radio Classique - si parla di una guerra (in Libia) che venne decisa, dell'eliminazione di un capo dello Stato (Ghedddafi), della destabilizzazione di un Paese e della massiccia ondata migratoria che ne è scaturita". E ancora: "Penso che la giustizia debba andare fino in fondo alle indagini e non lasciarsi strumentalizzare. Deve pronunciare la sua sentenza con grande serietà perché possono esserci conseguenze particolarmente pesanti, in particolare, sul piano internazionale". 

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