Guerra in Siria, prosegue la fuga dei civili da Afrin e Ghouta Est

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Migliaia di persone stanno abbandonando quelli che sono due dei principali fronti bellici del Paese, mentre i bollettini del conflitto parlano di nuovi morti e distruzioni

Continua ad ingrossarsi l'esodo di centinaia di migliaia di civili in fuga da Afrin e Ghouta Est, due dei fronti attualmente principali della guerra che in Siria dura ormai da sette anni.

Continuano gli attacchi

Le migliaia di morti civili della guerra in Siria, tra i quali tantissimi bambini, hanno spinto il Consiglio di sicurezza dell'Onu ad approvare una tregua umanitaria, applicata in maniera irregolare mentre le bombe continuano a cadere sul Paese. Secondo le cifre fornite dall’Osservatorio siriano dei diritti umani, sarebbero oltre 20mila le persone che solo il 17 marzo hanno lasciato Ghouta Est, la roccaforte dei ribelli alla periferia di Damasco, per un totale di 50mila civili evacuati da giovedì 15 marzo. L’Osservatorio riferisce anche della caduta delle cittadine di Kfar Batna e Saqba nelle mani del regime siriano. Quest’ultimo, dallo scorso 18 febbraio, ha lanciato una pesante offensiva per riconquistare il territorio ribelle. Almeno 1.400 civili, tra cui 274 bambini, sarebbero morti sotto gli intensi bombardamenti su Ghouta Est in poco meno di un mese. E almeno 37 civili, tra cui 4 bambini, sarebbero stati uccisi il 17 marzo nei raid aerei delle forze governative sostenute dagli alleati russi, mentre testimoni hanno riferito di bombardamenti intensi ad Arbin, località ancora sotto il controllo dei ribelli.

Ribelli disposti a negoziare

Il regime di Damasco è riuscito a riprendere il controllo dell'80% dell'enclave fino a questo momento. I principali gruppi ribelli - Faylaq al-Rahman, Jaish al-Islam e Ahrar al-Sham - che quotidianamente tirano colpi di mortaio e razzi contro Damasco e che il 17 marzo hanno fatto un morto nella capitale, si sono detti pronti a dei "negoziati diretti" con Mosca sotto egida Onu per raggiungere una tregua. Faylaq al-Rahman, grazie ai suoi 8mila miliziani, controlla la zona sud dell'enclave, da Arbin a Zamalka, fino a Haezh, Ain Tarma e parte del quartiere di Jobar; a Jaish al-Islam spetta invece Douma, nel nord, mentre Ahrar al-Sham ha influenza su Harasta nell'ovest.

Il drammatico esodo di Afrin

Afrin, l'enclave curda nel nord-est del Paese, dal 20 gennaio è invece nel mirino dell'offensiva lanciata dalle truppe turche. In questi giorni è in corso un esodo di massa, con 200mila persone che hanno lasciato da mercoledì 14 marzo la città. Afrin è ormai quasi completamente accerchiata dai soldati di Ankara e dai ribelli siriani suoi alleati, con un solo corridoio che permette la fuga verso sud. In 11 sono stati uccisi nella mattinata del 17 marzo in un raid turco mentre cercavano di scappare. Venerdì 16, invece, 16 civili sono morti sotto i bombardamenti turchi contro il principale ospedale della città, secondo quanto ha riportato l'Osservatorio. L'esercito turco ha smentito, ma il direttore della struttura, Jiwan Mohammad, ha affermato all'agenzia di stampa siriana "Sana" che il raid delle forze di Ankara ha causato "distruzioni importanti" e l'ospedale sarebbe ormai "fuori servizio". Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha dichiarato che le truppe turche hanno completamente circondato Afrin e potrebbero entrare "da un momento all'altro".

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