Russiagate, Mueller chiede i documenti della Trump Organisation

Il procuratore speciale Robert Mueller (Getty Images)
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Secondo il New York Times per la prima volta il procuratore speciale ha chiesto documenti direttamente collegati alle attività commerciali del tycoon. Intanto due agenzie di intelligence russe sono accusate di aver interferito nella campagna elettorale del 2016

Nuove sanzioni degli Stati Uniti contro la Russia. Questa volta, a essere colpite sono due agenzie di intelligence, insieme alla cosiddetta 'fabbrica di troll' di base a San Pietroburgo (cioè l'Internet Research Agency), oltre che a cittadini e business che rientrano nella lista delle incriminazioni spiccate dal procuratore speciale Robert Mueller il mese scorso nell'ambito dell'inchiesta sul Russiagate. Pronta la replica di Mosca che arriva, come riporta la Tass, dal vicepremier russo Serghiei Riabkov: "Ci siamo già accinti alla messa a punto delle nostre misure di risposta". Intanto, secondo quanto rivelato dal New York Times, Mueller avrebbe emesso un mandato che obbliga la Trump Organisation alla consegna di documenti, alcuni relativi alla Russia. Sarebbe la prima volta che emerge una richiesta da parte del procuratore di documenti direttamente collegati alle attività commerciali del tycoon.

Sanzioni per 19 soggetti russi

In particolare, sono 19 i soggetti russi oggetto del provvedimento, fra cui compaiono anche i 13 soggetti incriminati dal procuratore speciale. Inoltre la misura è la prima del genere adottata dopo il potenziamento dei poteri approvati dal Congresso proprio per punire Mosca sulle presunte interferenze. Deriva da questo l'inclusione nella lista del dipartimento del Tesoro di alcuni esponenti del Gru, l'agenzia russa di intelligence militare alla quale si attribuisce anche la responsabilità per il cyberattacco NotPetya lanciato nel giugno 2017 e che ha colpito in particolare l'Europa. 

Le incriminazioni di Mueller

A metà febbraio, Mueller aveva comunicato l'incriminazione di 13 russi per interferenza nelle presidenziali americane. Secondo l'incriminazione, gli accusati cospirarono, dal 2014 ad oggi, per interferire "nella politica americana e nei processi elettorali, comprese le elezioni presidenziali 2016". Ma il ministero degli Esteri russo aveva ribattuto: "È un’assurdità". Dall'ufficio del procuratore avevano però insistito: gli imputati da inizio a metà 2016 "sostennero la campagna presidenziale dell'allora candidato Donald J. Trump per danneggiare Hillary Clinton". In particolare, proprio la Internet Research Agency LLC "cercò di condurre quella che chiamava una guerra dell'informazione" contro gli Stati Uniti d'America "attraverso finti profili" sui social media. 

Manafort rischia fino a 300 anni di carcere

Intanto, nella giornata precedente all’annuncio di nuove sanzioni, era emerso che l’ex capo della campagna elettorale di Donald Trump, Paul Manafort, rischia di passare il resto della sua vita in carcere, con una condanna che complessivamente può arrivare a quasi 300 anni nei due procedimenti nati dalle interferenze russe nelle elezioni americane del 2016. "Data la natura delle accuse e l'apparente peso delle prove contro di lui, l'imputato si trova di fronte alla possibilità concreta di spendere il resto della sua vita in prigione", ha scritto il giudice federale T.S. Ellis del distretto orientale della Virginia, dove Manafort rischia sino a 278 anni per evasione fiscale, frode e cospirazione bancaria. Sul 68enne, che ha lavorato per oligarchi russi e dirigenti politici ucraini filo Mosca, pende poi un'altra possibile condanna da 15 a 20 anni in un secondo procedimento nella capitale, per cospirazione e attività di lobbying all'estero non dichiarata. Finora si è dichiarato non colpevole ed è agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico.

Data ultima modifica 15 marzo 2018 ore 19:15

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