Sierra Leone, seggi aperti per eleggere il nuovo presidente

Elezioni presidenziali in Sierra Leone, 7 marzo 2018 (Foto: Getty Images)
3' di lettura

Il voto andrà avanti fino alle 18 ore locali, le 19 italiane, e si prevede che saranno 3,1 milioni le persone a recarsi alle urne nel Paese dell'Africa occidentale. Oltre al nuovo capo di Stato i cittadini dovranno eleggere 132 deputati e molti amministratori locali

La Sierra Leone al voto per eleggere il parlamento e il nuovo presidente. I seggi sono stati aperti alle 7 ora locale, le 8 italiane, e chiuderanno alle 18 (le 19 in Italia). I primi risultati parziali saranno disponibili 48 ore dopo, quando si capirà chi sarà il nuovo capo dello Stato che dovrà sostituire il presidente uscente Ernest Bai Koroma. Le elezioni arrivano in un momento delicato: la Sierra Leone, dopo la guerra civile che ha insanguinato il Paese dal 1991 al 2002 e che ha causato circa 120 mila morti e centinaia di migliaia di rifugiati e sfollati, è in pace da 16 anni, ma l’economia di questo Stato dell'Africa occidentale, segnata da una corruzione endemica, ha ancora molta difficoltà a decollare non riuscendo a fronteggiare una povertà molto diffusa. Difficoltà a cui si è sommata, tra il 2014 e il 2016, una grave epidemia di ebola.

La corsa alla presidenza

Gli elettori che si stanno recando ai seggi, che dovrebbero essere circa 3,1 milioni, avranno il compito di eleggere i 132 deputati che andranno a comporre il nuovo parlamento della Sierra Leone. In alcune regioni sono previste anche elezioni locali, con numerose città che dovranno scegliere i nuovi amministratori. Per la presidenza ci sono in lizza 16 partiti che sostengono altrettanti candidati. Stando ai sondaggi si profila una lotta a due tra l'All People Congress (Apc), il partito al governo che sostiene l'ex ministro degli Esteri, Samura Kamara, e il People's Party (Slpp), principale schieramento dell’opposizione che appoggia l’ex generale Julius Maada Bio. Possibili outsider potrebbero essere l'ex vicepresidente Samuel Sam Sumana, sostenuto dal partito Coalition for Change, e l'ex membro dell'Apc, Mohamed Kamaraimba Mansaray con il partito Democratico dell'Alleanza.

La campagna elettorale

La campagna elettorale, considerata dagli osservatori tutto sommato pacata, si è concentrata principalmente sul tema della corruzione, una piaga che impedisce alla Sierra Leone di sfruttare al meglio le materie prime di cui abbonda. Pur avendo un suolo ricco di diamanti, infatti, rimane uno dei Paesi più poveri al mondo. Il candidato del Slpp, Julius Maada Bio, che è stato già sconfitto da Ernest Bai Koroma nel 2012, in queste settimane è stato costretto a scusarsi per l'esecuzione di oltre 20 persone in un colpo di Stato a cui partecipò nel 1992 nelle vesti di generale. Altri temi che hanno occupato il dibattito pubblico in questa campagna hanno avuto a che fare con l’ingerenza di Paesi stranieri nell’economia nazionale. Il governo uscente, infatti, è stato accusato di essere stato foraggiato dalla Cina che avrebbe finanziato alcuni dei progetti di punta del presidente Ernest Bai Koroma, tra cui un nuovo aeroporto e un'autostrada che attraversa il Paese. A preoccupare anche la presenza sempre maggiore di aziende che provengono dalla Nigeria e che starebbero assumendo un ruolo centrale nell’economia della Sierra Leone.

I controlli e la sicurezza

Per la giornata elettorale, le autorità hanno predisposto una serie di misure di sicurezza per garantire il regolare svolgimento del voto. Tra queste anche il divieto di circolazione di veicoli privati imposto dal governo, che l’opposizione ha fortemente criticato perché convinta che si tratti di un modo per ridurre l'affluenza alle urne. Affinché le operazioni si svolgano senza problemi l'organizzazione National Election Watch ha dislocato 11.122 osservatori nei 16 distretti elettorali.

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