Siria, ancora fuoco sui civili in fuga dalla Ghouta orientale

Siria, macerie e distruzione dopo i bombardamenti sulla Ghouta (Foto d'archivio: ANSA)
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La denuncia arriva dal ministro della difesa russo: 300 persone bloccate nei pressi del corridoio umanitario a causa di colpi di mortaio di miliziani. Scontro Usa-Turchia sulla risoluzione Onu

Malgrado la tregua umanitaria, la situazione in Siria è tutt'altro che calma. Soprattutto per la popolazione. Il ministro della Difesa russo, Sergej Kužugetovič Šojgu, sostiene che oltre 300 civili si sono radunati nei pressi del corridoio umanitario di Al-Wafidin per uscire dalla Ghouta orientale, ma che non possono muoversi a causa dei bombardamenti con proiettili di mortaio da parte dei miliziani di Jaish al Islam. Intanto è scontro tra gli Usa e la Turchia sul senso e i confini della risoluzione approvata dall'Onu sulla Siria.

Russia: "Situazione critica nelle zone sotto controllo Usa"

Per Šojgu la situazione al momento più difficile per la popolazione civile in Siria "si è sviluppata nelle zone sotto il controllo della coalizione guidata dagli Stati Uniti e dei gruppi di opposizione armata". I civili non devono rimanere "ostaggio dei giochi geopolitici insensati di Washington", ha detto il portavoce del ministero della Difesa russo, il generale Igor Konashenkov. "Dopo le grandiose dichiarazioni sulla liberazione dall'Isis, queste zone si sono trasformate in 'buchi neri', dove la situazione è assolutamente non chiara, sia al governo siriano, che agli osservatori internazionali", ha dichiarato ancora Konashenkov. A detta del generale, la situazione umanitaria nel campo profughi di al-Rukban, la cui responsabilità ricade sotto la base militare statunitense di al-Tanf, continua a essere estremamente difficile. Al suo interno vivono fino a 60.000 rifugiati, detenuti con la forza da gruppi militanti che controllano Rubkan.

Scontro Usa-Turchia sulla risoluzione Onu

In queste ore tiene banco anche lo scambio di accuse tra Usa e Turchia. Il Dipartimento di Stato americano aveva invitato Ankara ad "andarsi a leggere attentamente" la recente risoluzione Onu riguardante il cessate il fuoco in Siria. Il testo secondo gli Usa si riferisce anche ad Afrin, provincia nel nord ovest della Siria dove dallo scorso 20 gennaio è in corso l'offensiva "Ramo d'Ulivo", con cui la Turchia vuole "ripulire" l'area dal terrorismo di matrice curda. A replicare a Washington è stato il portavoce del ministero degli Esteri Hami Aksoy, che ha definito "l'invito" giunto dagli Usa "privo di basi", poichè la risoluzione Onu si riferisce "ai bombardamenti su Ghouta". "I commenti giunti dagli Stati Uniti dimostrano che o gli americani non hanno capito il senso della risoluzione delle Nazioni Unite o che stanno cercando di rigirarla a proprio favore. Sarebbe opportuno che il regime siriano cessi i propri attacchi sui civili e che gli Usa smettano di fare proclami a sostegno dei terroristi".

L'ombra delle armi chimiche

Intanto sulla Siria resta forte l'ombra delle armi chimiche che sarebbero state impiegate dal regime anche nei giorni scorsi nella Ghouta est. Secondo il New York Times, la Corea del Nord avrebbe fornito al governo di Damasco valvole, termometri e materiale edilizio resistente agli acidi da utilizzare nella produzione di armi chimiche, con almeno 40 carichi inviati tra il 2012 e il 2017. È questo quel che emergerebbe da un rapporto di oltre 200 pagine stilato dagli investigatori dell'Onu chiamati a verificare il rispetto delle sanzioni a Pyongyang. Stando al documento, tecnici nordcoreani sarebbero stati avvistati negli impianti chimici e nelle strutture missilistiche in territorio siriano. Per il ministro degli esteri russo Serghiei Lavrov quelle americane sono accuse "assurde" e "infondate" e sono "uno strumento di ingegneria geopolitica anti-siriana".

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Lo scandalo aiuti

Sulla Siria incombe anche un altro spettro: i presunti abusi a sfondo sessuale che sarebbero stati commessi da uomini dellìOnu e cooperanti di ong attive sul territorio. Alcune donne siriane, in cambio degli aiuti, sarebbero state costrette a prostituirsi o a subire abusi sessuali. A denunciarlo è un rapporto pubblicato dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), intitolato "Voices from Syria 2018". L'indagine ha preso le mosse dalle denunce presentate da alcune donne nel 2015. La Bbc, nelle scorse ore, ha raccolto anche la testimonianza di una cooperante, Danielle Spencer, che conferma il quadro. La tv britannica riferisce che lo sfruttamento delle donne era arrivato a un livello tale che molte siriane, per lungo tempo, hanno evitato di recarsi nei centri di distribuzione degli aiuti per non essere ricattate.

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