Trump accusa l'Fbi, l'agenzia replica: "Indipendenza a rischio"

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La risposta arriva dopo le accuse del presidente statunitense nei confronti del "Bureau", definito uno strumento nelle mani dei suoi avversari politici

Botta e risposta tra Donald Trump e l'Fbi. Sullo sfondo, il Russiagate e un editoriale del "Wall Street Journal". La polemica che infiamma il week end nasce da un tweet del presidente statunitense nel quale il bureau viene accusato di essere uno "strumento" nelle mani dei suoi rivali politici. A distanza di poche ore arriva la replica, preoccupata, dell'intelligence che annuncia: "La nostra indipendenza è a rischio".

Il doppio tweet di Trump  

"L'Fbi è diventato uno strumento in mano agli attori politici anti-Trump". Questo il nocciolo del doppio tweet pubblicato dal numero uno della Casa Bianca, dopo che lui stesso aveva autorizzato la diffusione di un memorandum sul Russiagate, approvato dai repubblicani ed estremamente critico, sulla presunta gestione "politicizzata" del caso da parte dell'intelligence a stelle e strisce. Un tentativo di minare l'inchiesta, secondo i democratici.  

L'editoriale del "Wall Street Journal"

Trump cita un editoriale del "WSJ", intitolato "Una resa dei conti per l'Fbi", che riprende il memorandum di quattro pagine. Un documento nel quale viene riportato "come l'intelligence sembri essere stata usata per influenzare le elezioni del 2016 e le sue conseguenze". Secondo quanto si legge nell'editoriale, l'Fbi non avrebbe informato "la Corte FISA (Foreign Intelligence Surveillance Act) che il dossier era stato finanziato dalla campagna di Clinton". Da qui la conclusione che il bureau sarebbe diventato uno strumento politico anti-Trump. "Questo è inaccettabile in una democrazia – prosegue il presidente, sempre citando il quotidiano – e dovrebbe allarmare chiunque voglia che l'Fbi non sia di parte". L'ultima accusa - affidata ancora a Twitter - è che l'intelligence non sia stata dunque completamente "onesta con il Congresso, nascondendo molti dei fatti agli investigatori".

La risposta dell'Fbi

Tutto ciò ha contribuito ad alimentare il clima di tensione che si respira all'interno del bureau. Clima descritto da un altro quotidiano statunitense: il "Washington Post", che sottolinea come l'Fbi sia preoccupata per un attacco definito "senza precedenti" da parte della Casa Bianca. Le accuse di Trump vengono ritenute "errate", e "in grado di provocare danni", soprattutto nel lungo periodo: a rischio ci sarebbe infatti l'indipendenza dell'agenzia. Stupisce anche il fatto che tali accuse non arrivino "da sinistra" ma piuttosto dai conservatori, "a lungo i maggiori sostenitori dell'Fbi".

Il contro-memorandum dei democratici

In difesa dell'agenzia è pronto un "contro-memorandum" dei democratici da presentare al Congresso americano: un documento in cui le accuse di abuso di potere e di politicizzazione mosse all'Fbi nell'ambito del Russiagate vengono respinte. Lunedì 5 febbraio è previsto il voto in Commissione intelligence alla Camera. In caso di approvazione, il memo verrebbe subito inviato a Trump che – come ricorda l'Ansa – avrà poi cinque giorni per decidere o meno la sua diffusione.

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