Brexit, stop della May su residenza a cittadini Ue durante transizione

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Dalla Cina la premier britannica ha rassicurato i tory ribadendo la differenza tra quelli che sono arrivati prima e quelli che arriveranno dopo l'uscita della Gran Bretagna dall'Europa

La premier britannica Theresa May ha dichiarato che si opporrà alla proposta di concedere i diritti di residenza ai cittadini europei durante il periodo di transizione successivo alla Brexit del 29 marzo 2019.

Parlamento diviso

Secondo quanto riporta la Bbc, la premier, che in questi giorni è in visita ufficiale in Cina, ha dichiarato che ci dovrà essere una differenza tra coloro che sono arrivati nel Regno Unito dopo che il Paese ha lasciato l'Ue, e quelli che invece erano sull'isola già da prima. Una dichiarazione questa che ha creato diverse reazioni all'interno del mondo politico britannico. I tory, che sollecitavano questa presa di posizione, hanno sostenuto attraverso il commissario europeo per la Brexit, Guy Verhofstadt, che "i diritti dei cittadini durante la transizione non sono negoziabili" escludendo la possibilità di creare due "serie di diritti per i cittadini dell'Ue" che vivono in Gran Bretagna. Il leader dei laburisti, Jeremy Corbyn si è opposto alle esternazioni del primo ministro paventando un possibile risvolto della medaglia. "Sarebbe più difficile per tutti noi se tale decisione dovesse rendere più difficile ai cittadini europei venire e lavorare in Gran Bretagna", ha sostenuto Corbyn. Per il capo dell'opposizione "ciò su cui deve concentrarsi (May) – ha dichiarato Corbyn - è la protezione dei posti di lavoro e la garanzia di avere in futuro relazioni buone e prive di tariffe con l'Europa".

Il nodo della transizione

All'inizio di questa settimana, i negoziatori Ue hanno affermato che il periodo di transizione previsto per la Brexit partirebbe dalla fatidica data del 29 marzo 2019 per arrivare al 31 dicembre 2020. Un lasso di tempo considerato come necessario per ridurre al minimo eventuali problemi legati al distacco del Regno dall'Europa, soprattutto sui settori degli affari, del turismo e della sicurezza. Da qui le preoccupazioni dei parlamentari tory sulla possibilità che il periodo di transizione possa essere esteso oltre i termini fissati. Un timore al quale la stessa May ha risposto dalla Cina, sostenendo che "non stiamo parlando di qualcosa che andrà avanti a tempo indeterminato. Stiamo lasciando l'Unione europea". La Premier ha poi aggiunto che "quando a dicembre abbiamo raggiunto l'accordo sui diritti dei cittadini (con Bruxelles) – ha detto May - l'abbiamo fatto sulla base che le persone che arrivavano nel Regno Unito quando eravamo membri dell'Ue e avevano determinate aspettative". Adesso, ha continuato, "per quelli che arriveranno dopo il marzo del 2019, sarà diverso, perché arriveranno in un Regno Unito che sarà fuori dalla Ue".

I possibili scenari

I dettagli sul periodo di transizione saranno "oggetto di negoziato – ha precisato la premier - ma sono stata chiara nel dire che c'è una differenza tra quelli che sono arrivati prima che noi lasciassimo e quelli che arriveranno quando sanno che stiamo uscendo" dalla Ue. Nell'accordo dello scorso dicembre, le due parti hanno concordato di occuparsi dei diritti proposti dei cittadini dell'UE nel Regno Unito e degli espatriati britannici nel continente dopo la Brexit. In virtù di tale intesa dovrebbe essere consentito ai cittadini dell'Unione già nel Regno Unito da più di cinque anni, di ottenere lo status per la permanenza e l'accesso ai servizi indefinito. I residenti da un breve periodo, ma arrivati prima della data limite del 29 marzo 2019, potranno ottenere uno status regolare dopo una permanenza di almeno cinque anni. Per tutti gli altri, ovvero quelli che arriveranno nel Regno Unito dopo la Brexit, gli accordi di dicembre prevedevano negoziazioni caso per caso. Nessun problema per vivere, lavorare e studiare nel Regno Unito, ma solo dopo una registrazione. Il punto in discussione oggi è questo, con l'Ue che si aspetta che le norme esistenti in materia di libera circolazione si applichino in toto fino alla fine della fase di transizione nel dicembre 2020. I conservatori britannici, May in testa, attualmente escludono la possibilità di un periodo tanto lungo.

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