Repubblica Ceca, Zeman confermato presidente con il 51,3% dei voti

Miloš Zeman, 73 anni (Getty Images)
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Il veterano della sinistra locale, populista e contrario alla politica migratoria di Bruxelles, ha superato al ballottaggio il chimico Jiri Drahos, in una tornata elettorale caratterizzata dall'altissima affluenza

Nessuna svolta, ma un Paese comunque diviso a metà. Miloš Zeman, il presidente uscente e veterano della sinistra locale, ha vinto il ballottaggio per le elezioni presidenziali ed è stato confermato per un secondo mandato. Supera l'europeista Jiri Drahos, portavoce del cambiamento, con il 51,3% dei voti, in una tornata elettorale caratterizzata dall'altissima affluenza (66,6%).

Populista ed islamofobo

Populista, filo-russo e islamofobo, Zeman ha potuto contare sul voto di 2.819.000 elettori, che gli hanno rinnovato la fiducia. Ha pesato - molto probabilmente - la paura per i migranti abilmente cavalcata dal presidente in carica durante tutta la campagna elettorale. Con Zeman presidente, Praga resterà orientata verso l'est dell'Europa, allacciata alla Polonia, l'Ungheria, la Slovacchia, e fermamente contraria alla politica migratoria di Bruxelles, definita dallo stesso Zeman "un'invasione organizzata". "Questo paese è nostro e non può essere per tutti", ha martellato più volte. Dopo la vittoria, il decano della sinistra ceca, si è però ripromesso una maggiore tolleranza nei confronti dei suoi rivali politici. "Invecchiando vorrei essere un po' più umile e più sensibile alle opinioni della gente che non condivide le mie. Vorrei essere meno arrogante, anche se di alcune persone non penserò niente di buono", ha affermato. "Ad esprimermi fiducia sono stati 2,8 milioni di elettori. Vado incontro ai prossimi 5 anni carico dell'energia datami da questi cittadini cechi. Credo di non deluderli", ha infine detto agli elettori e collaboratori.

Il sostegno al premier Babis

Sul fronte interno, la rielezione del presidente uscente garantirà continuità. Piena fiducia ad Andrej Babis, premier eletto a novembre, ma sotto inchiesta con l'accusa di aver frodato l'Unione Europea per 2 milioni di euro. A lui, Zeman affiderà il compito di formare un secondo governo, nonostante le accuse che pendono sul suo capo. "Ho sempre creduto che la campagna basata sugli attacchi contro di lui non avrebbe avuto successo e sono contento che non mi ero sbagliato", ha scritto Babis su Twitter dopo la vittoria. "Mi auguro un governo stabile per i prossimi 4 anni - ha aggiunto - e collaboro volentieri con il presidente nel promuovere gli interessi del nostro paese e nell'unire la società".

Elettorato spaccato

Il risultato delle elezioni, tutto fuorché netto, evidenzia la profonda spaccatura che attraversa l'elettorato ceco. Diviso a metà tra la popolazione delle campagne, più conservativa e populista, e quella dei centri urbani, favorevole ad una maggiore integrazione e sostenitrice di una politica più liberale. Uno scenario comune a diversi Paesi, non ultimi gli Stati Uniti ed il Regno Unito. Alla fine ha vinto il 73enne Zeman, portavoce delle zone più povere ed arretrate, ma il chimico europeista Jiri Drahos può contare sull'appoggio di quasi metà del Paese (48,6%). Un risultato che è pronto a far valere: "Non abbiamo vinto, ma non abbiamo neanche perso. Questa immensa ondata di energia che si era manifestata non può sparire. Non lascerò la vita pubblica. Andiamo avanti", ha rassicurato.

Chi è Miloš Zeman

"Prometto di continuare a lavorare così come ho fatto sino adesso", ha affermato Zeman, ricordando la sua lunga carriera da economista e il suo percorso politico affrontato da "deputato solitario e individualista" nell'Assemblea federale cecoslovacca, dopo la caduta del comunismo nel 1989. Quattro anni dopo, nel 1993, assunse la leadership del Partito dei democratici sociali (Cssd), successivamente divenuto il più forte della sinistra. Zeman è stato presidente del Parlamento fra il 1996 e il 1998 e subito dopo premier fino al 2002. Si ritirò poi dalla vita politica per l'insuccesso nelle elezioni presidenziali del 2003, un'assenza durata dieci anni: nel 2013 fu infatti eletto presidente. Si dichiara eurofederalista, sarebbe favorevole alla politica estera e di difesa comune europea, unite - per lui - dovrebbero essere anche le politiche sociali ed ecologiche. È invece contrario al sistema di riallocazione dei migranti e all'islam. In politica estera è invece vicino a Mosca e Pechino.

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