Stretta di Amsterdam su AirBnB: limite affitti a 30 notti l'anno

Amsterdam prova a penalizzare AirBnB per liberare alcuni quartieri dai troppi turisti (Getty Images)
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La capitale olandese ha dimezzato il tetto massimo, fino a ora fissato in 60 giorni. L'amministrazione prova così a liberare alcuni quartieri dall'eccessivo flusso di turisti

Amsterdam stringe (ulteriormente) la libertà d'azione di AirBnB. La capitale olandese ha dimezzato il numero di notti che i proprietari degli appartamenti possono concedere agli ospiti della piattaforma: da 60 si passa ad appena 30. Lo riferisce il sito Dutchnews.nl.

 

Perché Amsterdam taglia le notti

Ad Amsterdam vige già una delle normative più severe nei confronti di AirBnB: gli host hanno l'obbligo di registrarsi in comune prima di operare sulla piattaforma. E l'asticella delle 60 notti rappresentava già la più bassa in Europa. Ma, a quanto pare, non basta. Secondo i promotori della legge, gli affitti di breve periodo starebbero penalizzando interi quartieri. L'assessore all'Edilizia Laurens Ivens è convinto che la decurtazione delle notti consentite “non risolverà la congestione cittadina ma ridurrà i problemi causati dai turisti in alcuni quartieri e renderà meno conveniente utilizzare la propria casa come fonte di reddito”.

I limiti delle altre città

Molte grandi città stanno tentando di regolamentare il mercato degli affitti di breve periodo, tra limiti alle notti e tracciamento delle tasse. Spesso le misure sono il risultato di una negoziazione tra la società e le autorità locali, com'è avvenuto a San Francisco, la città dove AirBnB è nato: dopo la minaccia di limiti più stringenti, si è arrivati a un compromesso. Maggiore trasparenza sui dati degli host in cambio di lacci meno stretti: oggi si può affittare parte della propria casa tutto l'anno e l'intero appartamento per 90 giorni. Novanta giorni è anche il limite a Londra. A Parigi il tetto è più generoso: 120 notti.

La situazione in Italia

L'Italia sta cercando di regolamentare il settore su scala nazionale. Una legge obbliga AirBnB, dallo scorso 16 ottobre, a fare da sostituto d'imposta. Cioè a trattenere e inviare al fisco il 21% di quanto incassano gli host. La società, fino a ora, si è però rifiutata di farlo (richiedendo aliquote più basse) nonostante il Tar avesse rifiutato la richiesta di sospensione. La situazione è ancora in divenire: il Consiglio di Stato ha definito “meritevoli di un attento apprezzamento” i rilievi posti da AirBnB e rimandato al Tar una valutazione più approfondita. Accanto alla strada amministrativa, c'è poi quella diplomatica: è ancora aperto un tavolo di contrattazione presso il ministero dello Sviluppo economico per dirimere la questione.

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