Parità di genere in Islanda: stipendi uguali per uomini e donne

L'Islanda ha approvato la legge sulla parità di salario nel marzo 2017 (Getty Images)
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L'isola atlantica diventa il primo Paese al mondo a rendere obbligatori per legge l'identica retribuzione fra i sessi. Da tempo Reykjavik è leader nelle politiche di gender equality

Stop alla differenze di stipendio tra uomini e donne. L'Islanda diventa il primo paese in Europa e al mondo a rendere obbligatoria per legge la parità di salario tra generi.

Cosa prevede la legge

Da oggi aziende e uffici pubblici islandesi che hanno a libro paga più di 25 impiegati dovranno dimostrare con una serie di documenti che le dipendenti sono pagate quanto i loro colleghi uomini. In caso contrario saranno puniti con una pesante ammenda. La legge era stata approvata nel marzo del 2017 ma è entrata in vigore con l'inizio del 2018. Si tratta di un provvedimento per ora unico al mondo, che dovrà essere fatto rispettare dal nuovo governo guidato dalla giovane leader dei Verdi di sinistra Katrin Jakobsdóttir, al momento alla guida di una coalizione di larghe intese comprendente anche i progressisti di centrodestra e gli euroscettici dell'Independence Party.

Controlli sistematici

Il governo ha annunciato che i controlli nelle aziende saranno capillari e sistematici, per far sì che venga concretamente compiuto l'ultimo passo verso la completa parità di condizioni nel Paese, vale a dire quello retributivo. Le attività di monitoraggio saranno svolte dalla polizia, anch'essa a forte presenza femminile, e dalle autorità tributarie.

Leader nella gender equality

La parità di genere in Islanda è un argomento molto serio. E viene rispettata praticamente ovunque. Negli ultimi nove anni, il Paese è stato al primo posto di una lista stilata dal World Economic Forum riguardante i progressi in materia. Una legge del 2008, ad esempio, imponeva alle aziende di avere una quota rosa di almeno il 40% nei loro organi direttivi. In Parlamento, invece, quasi il 50 per cento dei deputati sono donne.Tra le altre leggi a tutela della parità di genere c'è anche quella del congedo parentale pagato di nove mesi, introdotto nel 2006 e spesso sfruttato dagli uomini. L'obiettivo dei legislatori islandesi in questo senso sembra quello di favorire lavoro, carriera e vita privata delle donne, azzerando le differenze che da sempre intercorrono tra le condizioni retributive e professionali dei due sessi.

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