Diffuse mail ex assistente della Clinton, trovate su pc del marito

2' di lettura

Le email sono state rese note dal Dipartimento di Stato in seguito a una richiesta formale di un gruppo conservatore. Le missive erano state al centro di uno scandalo durante la campagna elettorale per le presidenziali, per l'uso di un indirizzo di posta non governativo

Il dipartimento di Stato ha pubblicato una parte delle email del consigliere più stretto di Hillary Clinton, Huma Abedin, scoperte lo scorso anno dall'Fbi sul pc del controverso marito, l'ex deputato democratico, Anthony Weiner. Quest'ultimo, da cui Abedin ha divorziato, da novembre sta scontando una condanna a 21 mesi per aver inviato messaggi osceni a una 15enne.

La pubblicazione richiesta da un gruppo conservatore

Le email pubblicate oggi entrarono con prepotenza nel dibattito elettorale del 2016 e spinsero l'allora direttore dell'Fbi James Comey ad annunciare la loro esistenza a meno di due settimane dalle elezioni presidenziali, salvo poi, pochi giorni dopo, ammettere che non c'era alcun elemento rilevante. Un evento che potrebbe influenzato l'opinione pubblica nella fase pre elettorale. Hillary Clinton accusò infatti Comey, poi licenziato da Trump, di aver contribuito alla sua sconfitta contro il candidato repubblicano. La Fox spiega ora che il dipartimento di Stato è stato costretto a diffondere queste email in base ad una richiesta formale di un gruppo conservatore ma senza specificare cosa contengano queste email.

Email piene di omissis e pagine cancellate

É la Cnn a rivelare che alcun delle email inviate da Abedin al pc del marito per stamparle, benché non fossero segnate come “confidenziali”, contenevano però materiale segreto. Il testo di quelle pubblicate dal dipartimento di Stato, infatti, è pieno di “omissis” ed intere pagine annerite. L'organizzazione repubblicana aveva chiesto la diffusione di “tutte le email inviate e ricevute dell'ex vice capo di gabinetto del dipartimento Stato Huma Abedin dal primo gennaio 2009 al primo febbraio 2013 usando un indirizzo di posta non governativo”. L'ex direttore dell'Fbi Comey aveva sostenuto a suo tempo che non c'erano elementi per sostenere che Abedin “sapesse che ciò che stava facendo, violasse la legge” per cui non era possibile provare alcun intento criminale.

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