Melbourne, Suv sui passanti: c'è anche un italiano fra i 19 feriti

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Si tratta di un ragazzo di 25 anni che non è in pericolo di vita. La Farnesina è in contatto con lui. Nell'attacco del 21 dicembre sono rimasti coinvolti anche altri cittadini stranieri tra cui un bambino di 4 anni sudcoreano. Proseguono le indagini sull'accaduto

C'è anche un 25enne italiano tra le 19 persone rimaste ferite nell’attacco del 21 dicembre a Melbourne, dove un uomo ha lanciato il suo suv a tutta velocità contro i passanti, in Flinders Street. A dare la notizia è la polizia australiana. Intanto, l’unità di crisi della Farnesina segue il caso ed è in contatto con il connazionale che non è in pericolo di vita e che è assistito dal personale del consolato generale a Melbourne. Ci sono poi altri otto feriti stranieri: un 61enne e un 67enne sudcoreani, che sono in gravi condizioni, un bambino di 4 anni sudcoreano, una 25enne irlandese, un 45enne indiano, un 24enne cinese, un 43enne neozelandese e un 40enne venezuelano.

Il suv sui pedoni, fermato il conducente

L'attacco è avvenuto giovedì 21 dicembre intorno alle 16.30, quando il suv si è lanciato contro la folla nel centro di Melbourne accelerando mentre il semaforo era ancora rosso. La polizia aveva parlato da subito di "atto deliberato" ma in una conferenza stampa le autorità avevano anche aggiunto che "non ci sono prove di legami con il terrorismo". Sono poi state arrestate due persone: il conducente del veicolo - Saeed Noori, un australiano 32enne di origini afghane con problemi di tossicodipendenza - e un secondo uomo che, però, come riferiscono le autorità, non è coinvolto nell'attacco. Il guidatore è stato portato in ospedale, dove la polizia lo ha tenuto sotto sorveglianza.

Turnbull: "Nessun collegamento con terrorismo"

Intanto oggi, il premier australiano Malcolm Turnbull, ha ribadito che "non è stato trovato alcun collegamento con il terrorismo, ma non dovremmo escludere nulla". Turnbull ha anche detto che il responsabile è arrivato in Australia "attraverso normali programmi per i rifugiati, non attraverso i trafficanti di esseri umani”, ricordando che l'uomo "ha una storia di gravi malattie mentali e abuso di droghe, ma non ha collegamenti noti con ambienti politici o gruppi estremisti". Il premier ha poi voluto "rassicurare gli australiani che si è trattato di un incidente isolato e che dovremmo continuare a vivere come abbiamo sempre fatto".

Le indagini

Intanto le indagini continuano. Un team di esperti sarebbe al lavoro per contattare e interrogare conoscenti e parenti del conducente del Suv. Saranno esaminati anche telefonini, computer e supporti elettronici di proprietà dell'uomo. Sono anche stati disposti interrogatori per tutti i testimoni, mentre le telecamere di sorveglianza a Flinders Street verranno vagliate.

Data ultima modifica 22 dicembre 2017 ore 14:16

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