Amnesty denuncia: governi Ue complici di torture sui migranti in Libia

Nel 2016 sono stati 138mila gli immigrati arrivati in Italia partendo dalla Libia (La Presse)
2' di lettura

La ong punta il dito contro “gli Stati membri e soprattutto l’Italia” e accusa di prestare “poca attenzione per le conseguenze per coloro che sono intrappolati nei confini senza legge della Libia"

"I governi europei" ed "in particolare l'Italia" sono "consapevolmente complici delle torture e degli abusi su decine di migliaia di migranti detenuti dalle autorità libiche in orribili condizioni". L'accusa arriva da un rapporto di Amnesty International. "Sostenendo le autorità libiche nel fermare le traversate e tenere la gente in Libia, sono stati complici di questi crimini", dice il direttore John Dalhuisen. L'accusa di Amnesty segue la denuncia dell'Onu di qualche giorno fa.

La denuncia di Amnesty

"Dalla fine del 2016, gli Stati membri dell'Ue, in particolare l'Italia, hanno attuato una serie di misure volte a chiudere la rotta migratoria attraverso la Libia e attraverso il Mediterraneo centrale, con poca attenzione per le conseguenze per coloro che sono intrappolati nei confini senza legge della Libia", scrive Amnesty che prosegue "la criminalizzazione dell'ingresso irregolare ai sensi della legge libica, unita all'assenza di qualsiasi legislazione o infrastruttura pratica per la protezione dei richiedenti asilo e delle vittime della tratta, ha portato alla detenzione di massa, arbitraria e indefinita, diventata il principale sistema di gestione della migrazione nel paese". L'organizzazione accusa i governi europei di "sostenere attivamente un sofisticato sistema di abuso e sfruttamento di rifugiati e migranti da parte della guardia costiera libica, delle autorità detentive e dai contrabbandieri per impedire alle persone di attraversare il Mediterraneo".

L'azione dei governi Ue

Nel report gli interventi messi in campo dai governi europei per arginare la migrazione illegale sono stati riassunti in tre punti. Il supporto tecnico al Dipartimento libico, che gestisce i centri di detenzione "dove rifugiati e migranti sono detenuti arbitrariamente e indefinitamente"; il permesso accordato alla guardia costiera libica di intercettare le persone in mare, fornendo loro formazione e attrezzature; infine gli "accordi con le autorità libiche locali e con i leader di tribù e gruppi armati per incoraggiarli a fermare il contrabbando di persone e ad aumentare i controlli alle frontiere nel sud del paese".

Leggi tutto
Prossimo articolo