Marocco, a causa della siccità manca l'acqua potabile

In molti centri dell'interno del Marocco l'acqua potabile è venduta porta a porta (Getty Images)
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La scarsità di piogge e la cattiva gestione delle risorse idriche hanno portato gli abitanti dell’interno a partecipare a diverse manifestazioni di protesta. In altre zone del Paese, la siccità danneggia l'agricoltura di sussistenza

Il Marocco in preda alla siccità reclama acqua, fondamentale per l'agricoltura su cui si basa una buona parte dell'economia del Paese. Ma nell'interno nel Paese c'è anche chi manifesta per la sete.

Acqua necessaria per la semina

Come scrive El País, il Marocco è spaccato in due dalla carenza d'acqua, dovuta alle piogge scarse ma soprattutto a una cattiva gestione delle risorse idriche: da un lato ci sono gli abitanti che la necessitano per seminare, in un Paese in cui l'agricoltura apporta il 14% del Pil, il doppio di ciò che arriva dal turismo; dall'altro gli abitanti di alcuni centri dell'interno, che non trovano più nemmeno l'acqua potabile. Un esempio, citato dallo stesso quotidiano spagnolo, della situazione drammatica cui può portare l'assenza di raccolti in zone in cui l'agricoltura è di sussistenza, è quanto accaduto questa settimana in un villaggio a un'ottantina di chilometri dalla costa atlantica, dove negli ultimi dieci anni ha piovuto pochissimo. Qui 15 donne hanno perso la vita durante la calca nella distribuzione degli aiuti umanitari.  

La sete e le proteste

All'altro estremo del Paese, alle porte del deserto, c'è Zagora, centro di circa 35mila abitanti. E teatro, tra settembre e ottobre scorsi, di proteste passate alla cronaca come "manifestazioni per la sete". Proteste che hanno portato all'incarcerazione di 23 persone, otto delle quali ad oggi sono ancora in prigione. Qui, l'acqua che esce dai rubinetti non si può bere e quella potabile viene acquistata in grossi bidoni trasportati da venditori ambulanti. Come denuncia l'Amdh, Associazione marocchina per i diritti umani, "il problema vero non è la siccità ma la cattiva gestione delle risorse idriche: nel 2015 ci furono addirittura alluvioni a Zagora però l'acqua andò perduta, non venne costruito nulla per trattenerla".

Il problema delle angurie

Il problema è aggravato dalle coltivazioni di angurie della zona, ricca di oasi. I cocomeri vengono raccolti tra aprile e maggio – prima del termine legato alla stagionalità, per questo sono molto richieste anche in Europa – e necessitano di molta acqua per crescere. La loro coltivazione è cominciata in maniera intensiva nel 2007, e sempre l'Amdh sottolinea come le grandi aziende agricole abbiano sì "portato soldi e lavoro" ma anche provocato come effetto collaterale la penuria di acqua da bere. "Se continuiamo così – spiega un portavoce dell'associazione – spariranno sia le nostre oasi sia le piantagioni di angurie, perché non resterà acqua per nessuno".

Pregare per la pioggia

A ottobre scorso il re Mohamed VI ha incaricato il nuovo premier marocchino, Saadeddine El Othmani, di presiedere una commissione governativa per risolvere i problemi legati all'acqua potabile e all'irrigazione. Come prima cosa, El Othmani ha chiesto scusa pubblicamente alla gente di Zagora in quanto "il problema è una responsabilità dello Stato". E venerdì il re, massima autorità anche spirituale del Paese, ha ordinato che in tutte le moschee marocchine si pregasse con l'intento di attrarre la pioggia.  

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