Cina-Usa, tensioni diplomatiche per Chen Guangcheng

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A destra il dissidente non vedente Chen Guangcheng insieme alla moglie - Getty Images
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Alla vigilia della visita di Hillary Clinton a Pechino, esplode il caso del dissidente non vedente che lotta per i diritti di donne e disabili. Dopo la fuga nell’ambasciata statunitense, ora è di nuovo con i familiari. Ma sul web scatta la censura

Un attivista non vedente che evade dagli arresti domiciliari nel pieno della notte beffando la polizia. L’ambasciata statunitense a Pechino che lo “nasconde” per sei giorni in una rete fitta di mistero. E intanto il passaparola si scatena online, con le autorità cinesi costrette a far scomparire dal web qualsiasi risultato relativo a “non vedente” e “ambasciata”. Fino al rilascio avvenuto mercoledì 2 maggio, quando, proprio alla vigilia della visita di Hillary Clinton in Cina, è stato “condotto in una struttura medica” e “riunito con i familiari”.
Sembra la trama di una complicata spy-story, invece è la vicenda reale che nell’ultima settimana ha tenuto banco sui media cinesi e internazionali, creando forti tensioni diplomatiche tra Pechino e Washington. Al centro del giallo il noto attivista Chen Guangcheng, da molti anni in prima linea nella difesa dei diritti civili.

L’avvocato dei poveri
- Nato nel 1971 nella regione dello Sciantung, non vedente fin da piccolo, Chen Guangcheng è un avvocato non vedente e autodidatta (“a piedi nudi” viene chiamato in Cina) che dagli anni ‘90 si batte per i diritti dei disabili e delle donne nelle aree rurali del paese. Nel 2005 ha raggiunto la notorietà internazionale per aver alzato la voce contro le pratiche illegali (sterilizzazione obbligatoria, aborti non consenzienti) messe a punto dalle autorità locali nell’ambito della politica del figlio unico. La sua protesta ha prodotto un’ampia eco, portando la rivista Time a nominarlo una delle cento personalità più influenti del mondo nel 2006. Nello stesso anno è stato però condannato a quattro anni di carcere per “aver organizzato una protesta di disturbo al traffico”. Dopo aver scontato la pena, è stato messo agli arresti domiciliari insieme alla moglie, in una situazione di estremo isolamento (la polizia ha sequestrato tutti i dispositivi elettronici di cui era in possesso, rendendo ancora più difficile la comunicazione con l’esterno). Lo scorsa settimana è tornato a far parlare di sé, quando ha messo a segno una fuga notturna grazie all’aiuto altri attivisti che l’hanno poi accompagnato all’ambasciata statunitense di Pechino dove è rimasto per sei giorni.

Tensioni diplomatiche
- Tutto ciò è avvenuto proprio alla vigilia della visita a Pechino del Segretario di Stato americano Hillary Clinton. Dopo il mistero dei giorni scorsi, l’ambasciata Usa a Pechino ha confermato che Chen si è presentato da loro “chiedendo assistenza medica”. Parole di vicinanza sono poi arrivate dalla stessa Hillary Clinton che in una dichiarazione ha sottolineato che “gli Stati Uniti continueranno a impegnarsi per Mr. Chen e la sua famiglia”.  Un impegno che la Cina non ha gradito affatto, come ha spiegato il portavoce del ministro degli Esteri di Pechino: “Le autorità cinesi sono fortemente scontente. Si tratta di un’interferenza nelle vicende nazionali cinesi che non possiamo accettare”.

Il web censurato
- Quando nei giorni scorsi le notizie sulla fuga e la permanenza nell’ambasciata Usa erano ancora poche e non confermate, il caso di Chen è diventato subito uno dei più discussi sui social media cinesi. Tanto che Pechino ha deciso di intervenire bloccando le ricerche sui più famosi servizi web. Come riporta il sito China Media Project, davanti a parole chiave come “non vedente”, “avvocato cieco”, “ambasciata”, “consolato”, “CGC” (le iniziali dell’attivista), “Linyi” (la prefettura dove Chen ha condotto molte delle sue battaglie), gli utenti cinesi vedevano comparire il messaggio “questi risultati non possono essere mostrati”.
E lo stesso è avvenuto su Weibo, il popolare servizio di microblogging cinese simile a Twitter, dove nei giorni scorsi è partito un fitto tam-tam di messaggi. Secondo Business Week, la lista delle parole censurate include anche “la grande fuga”, “avvocato non vedente” e “le tre richieste”. Quest’ultimo è un riferimento a un video pubblicato online in cui Chen chiedeva alle autorità cinesi di: 1) l’apertura di un’indagine sul suo arresto ai domiciliari; 2) una maggiore protezione per lui e la sua famiglia; 3) un impegno serio per fermare la corruzione nel paese.

Guarda il video con le tre richieste:



Lo scorso anno Chen e la moglie avevano rilasciato un altro video online, in cui facevano vedere la situazione di isolamento in cui erano costretti a vivere:



La mobilitazione per il rilascio di Chen è da tempo in corso in Cina. “Dark Glasses” è il nome di un progetto online in cui si chiede a persone di tutto il mondo di scattare una foto con un paio di occhiali da sole e poi condividerla online in solidarietà di Chen Guangcheng.

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