Covid Milano, nelle Rsa non si registrano decessi da 2 settimane

Lombardia
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Nei report dell’Ats il numero dei morti è congelato dal 14 aprile. Si avvicina sempre di più allo zero anche la quota degli anziani che, nonostante le precauzioni, sono stati infettati: al 21 aprile sono 17 sugli oltre 13mila che vivono nelle strutture. Presidente Uneba: “Covid sconfitto nelle Rsa”

Nelle residenze sanitarie del Milanese il Covid non fa più vittime. Nei report dell’Ats il numero delle morti per Covid è congelato dal 14 aprile. La notizia è riportata dall’edizione milanese del Corriere della Sera (COVID: TUTTI GLI AGGIORNAMENTI - MAPPE E GRAFICI DEL CONTAGIO - LA SITUAZIONE A MILANO E IN LOMBARDIA).

La situazione nelle Rsa

Sia nel monitoraggio riferito a quella settimana, sia nel successivo nonché ultimo, le strutture del territorio non registrano dunque nuovi decessi. Le persone decedute per Covid, a partire dal 20 febbraio, sono 3.620. Si avvicina sempre di più allo zero anche la quota degli anziani che, nonostante le precauzioni, sono stati infettati. La fotografia aggiornata al 21 aprile ne ritrae 17 sugli oltre 13mila che vivono in Rsa, pari allo 0,13 per cento.

Il report di Ats

Il documento di Ats (riferito ai territori di Milano e Lodi) è in linea con i dati recentemente pubblicati dall’Osservatorio epidemiologico regionale sulla situazione nelle strutture per anziani fino a marzo. Già in quella serie di grafici si vedeva il crollo della mortalità e la frenata dei contagi di coronavirus con l’avvio delle vaccinazioni. Nelle Rsa sono state somministrate più di 136mila dosi tra prime iniezioni e richiami. Di fronte ai dati, sembra ancor più vicina la ripresa delle visite dei familiari, al momento permesse col contagocce e non ovunque. I due sottosegretari alla Sanità, Pierpaolo Sileri e Andrea Costa, ieri hanno annunciato un provvedimento in questa direzione, che potrebbe entrare in vigore entro la fine di maggio.

Presidente Uneba: “Covid sconfitto in Rsa”

Luca Degani, presidente dell’organizzazione di categoria del settore socio-sanitario Uneba, afferma al Corriere che “il Covid nelle Rsa è stato sconfitto. Le visite dei parenti? Qualche struttura già le permette, prendendosi tante responsabilità. La legge oggi dice che devono essere eccezionali e autorizzate dalla direzione sanitaria”. I gestori si aspettano un protocollo condiviso che detti le regole affinché figli e genitori, nonni e nipoti possano finalmente tornare a parlarsi senza la mediazione di uno schermo e, perché no, concedersi persino un abbraccio in sicurezza. Due le attenzioni necessarie, secondo Degani: “Credo che debbano essere previsti trattamenti differenziati tra parenti vaccinati e non vaccinati, con indicazioni che tengano conto dei tassi di trasmissione del virus nei territori. Se ci sono giardini o cortili, ben vengano gli incontri all’aperto”.

“Ripresa visite in modo omogeneo e scientificamente valutato”

C’è un ulteriore suggerimento che arriva dal mondo socio-sanitario: “Proporre un test sierologico per valutare quanti anticorpi al Covid hanno sviluppato gli anziani vaccinati”. Con una buona risposta del sistema immunitario, “è possibile ragionare anche sul via libera al contatto fisico se il parente ha già ricevuto l’iniezione. È ciò che manca di più agli ospiti — continua il presidente di Uneba —. Mentre credo sia bene evitare gli incontri nelle camere”. La ripresa delle visite deve avvenire “in modo omogeneo e scientificamente valutato”.

“Vaccinazione obbligatoria per tutti gli operatori”

L’ultima, importante nota riguarda il personale. Tra i lavoratori in Rsa i contagi sono crollati, ma non spariti: il report di Ats ne registra 18. Da qui la richiesta di Uneba della “vaccinazione obbligatoria per tutti gli operatori, non solo i socio-sanitari”.

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