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Milano, 11 condanne per saluti romani: sentenza ribaltata in appello

I Titoli delle 18 di Sky TG24 del 14/2

2' di lettura

Su ricorso del pm Piero Basilone, è stato ribaltato il verdetto di primo grado con cui erano stati assolti undici esponenti di estrema destra che il 23 marzo 2017 hanno risposto alla "chiamata del presente" con saluti romani al cimitero Monumentale

Undici esponenti di estrema destra sono stati condannati a un mese e 10 giorni e a una multa di 200 euro per apologia di fascismo sulla base della legge Mancino, la quale punisce i reati di odio e discriminazione razziale. Lo ha deciso la Corte d'Appello di Milano, su ricorso del pm Piero Basilone, ribaltando il verdetto di primo grado con cui erano state assolte le persone che il 23 marzo 2017 hanno risposto alla "chiamata del presente" con saluti romani al cimitero Monumentale per 'commemorare' i caduti della "rivoluzione fascista" del 1919 e la fondazione dei 'fasci di combattimento'. L'iniziativa era stata promossa dall'associazione 'combattenti del Rsi'.

La sentenza di primo grado

La sesta penale del tribunale li aveva assolti spiegando che in quei gesti non c'era "pericolo concreto di ricostituzione del Partito fascista". Nelle motivazioni della sentenza di assoluzione degli undici imputati, tra cui Norberto Bergna, che ha effettuato la 'chiamata del presente' per i 'camerati', in un passaggio si diceva anche che non si poteva attribuire "carattere discriminatorio o razzista" al "saluto commemorativo dei primi caduti della 'rivoluzione fascista' o del poeta Marinetti, giacché tale connotazione era del tutto assente al momento della nascita dei 'fasci di combattimento' ed estranea al pensiero di Marinetti".

Il ricorso

Nel ricorso del pm, discusso dal sostituto pg Daniela Meliota davanti al collegio presieduto da Giovanni Ichino, si sottolinea che quel rito "aumenta per la solennità del contesto" e il "pericolo di attrazione e di diffusione" di idee "discriminatorie". Per il pm, che ha impugnato le assoluzioni, "non è nostro compito cimentarci in ricostruzioni storiche", perché ciò che deve essere "incriminato" è "il compimento di manifestazioni univocamente usuali del Partito fascista", un'organizzazione che aveva tra i "propri fini anche il compimento di una politica e di attività, anche violente, di carattere discriminatorio".

Le parole del presidente dell'Anpi di Milano

L'Anpi milanese ha accolto "con soddisfazione la sentenza della Corte d'Appello di Milano che ha condannato 11 neofascisti a un mese e 10 giorni di carcere per apologia del fascismo in base alla legge Mancino", scrive in una nota il presidente dell'Anpi di Milano, Roberto Cenati. "Finalmente una condanna a neofascisti per aver voluto celebrare la nascita dei fasci di combattimento a Milano".

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