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Ruby bis, domiciliari per Emilio Fede: "In carcere soffrirebbe"

I titoli delle 18 di Sky tg24 dell'11/10

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La decisione è stata presa dal tribunale di Sorveglianza di Milano, il quale ha accolto una delle istanze presentate dalla difesa

Emilio Fede, condannato ad aprile in via definitiva a 4 anni e 7 mesi per il processo Ruby bis (CASO RUBY, TUTTI I PROCESSI), potrà scontare la pena in "detenzione domiciliare". A deciderlo è stato oggi il tribunale di Sorveglianza di Milano, il quale ha accolto una delle istanze dell'avvocato Salvatore Pino.

La decisione dei giudici

Dopo l'udienza che si è tenuta due giorni fa, i giudici della Sorveglianza, Gaetano La Rocca e Maria Paola Caffarena, insieme a due esperti, in prima battuta hanno respinto la richiesta della difesa del giornalista di "differimento dell'esecuzione della pena". Hanno accolto, invece, l'istanza per i domiciliari. Secondo i giudici, l'ex direttore del Tg4, per il quale era già stato sospeso l'ordine di carcerazione, soffre di "alcune patologie" e il carcere "andrebbe contro il senso di umanità che deve comunque connotare l'esecuzione della pena nel rispetto della dignità della persona". Da detenuto sarebbe sottoposto a "una enorme sofferenza superiore certamente a quella che inevitabilmente consegue a ogni regime detentivo". I domiciliari, dunque, sono la soluzione "più idonea anche ai fini rieducativi".

Il procedimento Ruby bis

L'11 aprile la Cassazione ha confermato la condanna nei confronti di Fede e dell'ex consigliera lombarda Nicole Minetti, due anni e dieci mesi, nel processo Ruby bis che aveva al centro l'accusa di favoreggiamento della prostituzione, reato che si sarebbe configurato durante le serate organizzate nella villa dell'ex premier Silvio Berlusconi ad Arcore. È diventata quindi definitiva la sentenza emessa dalla Corte d'Appello di Milano il 7 maggio 2018. Il procedimento Ruby bis era scaturito dalla decisione della Cassazione di rinviare a un nuovo appello per colmare alcune "lacune motivazionali" della sentenza di secondo grado. Tale verdetto è stato poi definito 'ineccepibile' dal Procuratore generale della Cassazione. Secondo il Pg, in maniera "congrua" Fede è stato ritenuto "il garante delle serate di Arcore e il punto di riferimento per tutto quanto ruotava attorno al format di queste serate", mentre Minetti era la "indispensabile cerniera tra Berlusconi e le ragazze a lui destinate".

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