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Brescia, mail choc di un’azienda : "Non mandateci corrieri di colore"

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3' di lettura

E’ la richiesta tassativa inviata da una ditta di Lumezzane a tutti i fornitori. Vietato, riferisce il testo della comunicazione, anche l’impiego di persone "pakistane, indiane o simili" 

"Chiediamo tassativamente, pena interruzione di rapporto di fornitura con la vostra Società, che non vengano più effettuate consegne utilizzando trasportatori di colore e/o pakistani, indiani o simili": è il contenuto della mail inviata da un'azienda di Lumezzane, nel Bresciano, a tutti i propri fornitori. Lo riporta oggi, giovedì 4 luglio, 'Il giornale di Brescia'. La mail, datata 21 giugno, prosegue specificando quali nazionalità verranno accettate: "Gli unici di nazionalità estera che saranno accettati saranno quelli dei paesi dell'Est, gli altri non saranno fatti entrare nella nostra azienda né tantomeno saranno scaricati".

La risposta di un fornitore

Fra i fornitori destinatari della comunicazione, un'azienda di Torbole Casaglia (Brescia), specializzata in prodotti e servizi di pulizia professionale, ha reagito rispondendo all’azienda di Lumezzane, spiegando che l'unico criterio di valutazione per i propri lavoratori è la professionalità e non la loro nazionalità. Le avvocate dello studio legale WildSide Cathy La Torre, riferiscono i Sentinelli di Milano, segnaleranno l'episodio all’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni (Unar).

Le parole dei Sentinelli di Milano

I Sentinelli invitano a segnalare l'episodio sul sito dell'Unar. "Ma la domanda è: se ogni azienda, esercente, commerciante, cominciasse a dire no neri, no ebrei, no rom, no gay, no disabili, cosa accadrebbe - si domandano i Sentinelli - in questo Paese? Pensate che le leggi razziali siano così lontane? Invece sono già realtà, sotto forma di piccole politiche aziendali, sotto forma di padroni di casa che non affittano a persone con la pelle nera, sotto forma di ristoranti che cacciano coppie di omosessuali, sotto forma di compagnie aeree che negano l'imbarco a persone disabili".

Nessun commento da parte dell'azienda

"Nulla da dire. Arrivederci". Nessun commento ufficiale da parte della ditta di Lumezzane. Un dipendente ipotizza però che la mail incriminata sia stata "solo uno sfogo" legato all'attività di carico e scarico merci. "Se diciamo che possono venire qui a caricare o scaricare a determinati orari, è perché non possiamo fare diversamente - spiega il dipendente -. Eppure c'è chi viene due ore prima e pretende di essere servito subito, spesso con maleducazione e arroganza. Finché ci siamo noi sopportiamo, l'altro giorno invece hanno trovato il titolare e dall'ufficio è partita quella mail", ha raccontato un dipendente.

La Lega: "Razzismo va condannato"

"Lo diciamo con chiarezza: qualsiasi fatto di razzismo, se confermato, va condannato senza alcuna esitazione ma non si deve generalizzare sull'accaduto. E' importante che questa vicenda non venga strumentalizzata per stravolgere l'immagine di una realtà produttiva come quella di Lumezzane e colpevolizzare, a torto, la figura degli imprenditori della Valtrompia". Lo hanno detto i parlamentari bresciani della Lega Stefano Borghesi e Paolo Formentini, eletti rispettivamente al Senato e alla Camera proprio nel collegio elettorale di Lumezzane commentando il caso dell'azienda che non vuole corrieri di colore. "Chi conosce questi luoghi - hanno proseguito - sa che Lumezzane è terra di lavoratori infaticabili ed imprenditori generosi e disponibili, come testimoniato anche dalle floride realtà di volontariato che puntualmente vengono sostenute con donazioni e supporto concreto. Qui molti immigrati regolari con voglia di lavorare e di integrarsi hanno trovato un lavoro grazie ad un tessuto imprenditoriale che ha saputo accoglierli e valorizzarli". I parlamentari leghisti hanno poi concluso: "Quel che è certo è che accusare un'intera classe imprenditoriale parlando di diffuse difficoltà nei percorsi di integrazione per gli stranieri in realtà come quella di Lumezzane significa raccontare un mondo che non esiste e chi lo fa dimostra di non conoscere quel territorio e i suoi imprenditori".

Il commento del sindaco di Lumezzane

"Si tratta di una tempesta in un bicchiere d'acqua che si sta ingigantendo solo perché se ne parla senza cognizione del contesto territoriale". A dichiararlo è Josehf Facchini, sindaco di Lumezzane, paese dove è esplosa la polemica per la mail a sfondo razzista inviata da un'azienda. "Sposo la tesi dei dipendenti che parlano di uno sfogo dovuto a reiterate incomprensioni con alcuni corrieri" ha detto il sindaco di Lumezzane che ha poi aggiunto: "È chiaro che condanno ogni episodio di razzismo e discriminazione, ma francamente non capisco come possa far passare per razzista un imprenditore che, a quanto so io, dà lavoro indistintamente ad italiani e stranieri". "Mi auguro - ha concluso - che il caos mediatico a livello nazionale non finisca per strumentalizzare una realtà produttiva e positiva come quella lumezzanese".

La nota dell'Associazione industriale bresciana

"I ricorrenti episodi di discriminazione ci raccontano delle inevitabili difficoltà insite nei percorsi di integrazione. Spesso infatti non è facile trovare un equilibrio in quei processi, che da sempre suscitano resistenze di natura culturale ed economica e che rimandano a diritti, ma anche a doveri". E' quanto scrive in una nota il vicepresidente dell'Associazione industriale bresciana  (Aib), Roberto Zini in merito alla mail discriminatoria. "Nelle imprese bresciane - spiega Zini - gli stranieri sono il 18% degli occupati: 20 le nazionalità prevalenti, 8 le principali religioni di appartenenza. Quasi il 30% degli avviamenti al lavoro interessa personale straniero. In questo scenario è evidente che il tema dell'inclusione sociale diviene uno snodo fondamentale per lo sviluppo sostenibile", sottolinea Zini.

Data ultima modifica 04 luglio 2019 ore 18:08

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