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Sea Watch, gli avvocati di Milano chiedono l'intervento di Mattarella

I titoli delle 13 di Sky TG24 del 29/6/19

2' di lettura

Secondo il Consiglio direttivo della Camera penale il capitano della nave Carola Rackete "ha fatto solo ciò che ogni comandante di naviglio deve fare: ha prestato soccorso a dei naufraghi allo stremo delle forze e in balia del destino oltre che delle onde"

Gli avvocati della Camera penale di Milano si sono rivolti, in merito al caso Sea Watch (LA DIRETTA), al presidente della Repubblica Sergio Mattarella per "invitare tutti alla stretta osservanza della Costituzione, con richiamo anche ai doveri solidaristici postulati all'articolo 2, che riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo". In particolare, nella lettera del 28 giugno indirizzata al presidente, spiegano che "non c'è nessun crimine da perseguire, anzi vi sono crimini contro i diritti degli ultimi ed il buon senso da scongiurare".

Il ruolo del capitano Carola Rackete

Secondo il Consiglio direttivo della Camera penale milanese il capitano Carola Rackete "ha fatto solo ciò che ogni comandante di naviglio deve fare seguendo le regole del diritto internazionale e quelle del mare, scritte e non: ha prestato soccorso a dei naufraghi allo stremo delle forze ed in balia del destino oltre che delle onde". Le vite di "quarantadue esseri umani sono più importanti di qualsiasi gioco politico perché quelle esistenze in vita sono da noi tutelate attraverso un insuperabile parametro costituzionale e non è, pertanto, immaginabile che vi sia una legge superiore che consenta di sacrificarle o metterle ulteriormente a repentaglio".

L'appello a Mattarella

Nella lettera gli avvocati milanesi chiedono "l'autorevole intervento" del presidente Mattarella "nel momento in cui, al proposito, vengono a gran voce reclamati interventi che violano principi fondamentali, norme positive e non solo". Secondo i legali, se pure dovessero rilevarsi dei "profili di illiceità" nella condotta di Rackete, la capitana "risulterebbe scriminata dallo stato di necessità e finché il nostro sarà uno Stato di Diritto, noi in quanto avvocati - anzi, difensori - non potremo che invocare il rispetto e la corretta applicazione della legge".

Lo sbarco a Lampedusa

Il 29 giugno la capitana della Sea Watch 3 ha deciso di entrare nel porto di Lampedusa nonostante la mancanza di autorizzazioni da parte delle autorità ed è stata arrestata per violazione dell'articolo 1100 del codice della navigazione: resistenza o violenza contro nave da guerra, un reato che prevede una pena dai tre ai 10 anni di reclusione. Ora si trova ai domiciliari sull'isola (il video del suo arrivo e del successivo arresto). Le potrebbe essere contestato anche il tentato naufragio della motovedetta della Guardia di Finanza, speronata durante la manovra di attracco. Lo sbarco dei migranti è iniziato intorno alle 5.45 (FOTO). La nave è ora sotto sequestro. La capitana, prima di entrare nel porto, aveva condiviso sui social un video messaggio: "Entro perché non c'è soluzione". Il procuratore di Agrigento ha dichiarato: "Violenza inammissibile". Salvini è tornato ad attaccare la capitana, parlando di "condotta criminale. Si è rischiato il morto". Il premier Conte ha invece detto che "le leggi si rispettano".

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