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Processo Ruby, Imane Fadil: servono altri 90 giorni per l'autopsia

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2' di lettura

La Procura di Milano ha concesso una proroga di tre mesi al pool di consulenti che deve fare chiarezza sulle cause della morte di Imane Fadil, una delle testimoni chiave del caso Ruby 

Altri 3 mesi per concludere gli accertamenti e depositare una relazione sulle cause della misteriosa morte di Imane Fadil, una delle testimoni chiave del caso Ruby, morta lo scorso primo marzo all'ospedale Humanitas di Rozzano. Questa la proroga concessa dalla procura di Milano al pool di consulenti, guidato dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo, incaricato dal procuratore aggiunto, Tiziana Siciliano, e dai pm Luca Gaglio e Antonia Pavan, di fare chiarezza sul decesso della modella marocchina.

Analisi complesse

Lo scorso 26 marzo era iniziata l'autopsia all'Istituto di medicina legale di Milano e gli inquirenti avevano dato 30 giorni di tempo agli esperti per il deposito della relazione finale. Da quanto si è saputo, però, per la complessità delle analisi sono stati concessi ora altri 90 giorni e quindi il termine, inizialmente previsto per fine aprile, slitta a fine luglio. Tra le ipotesi al vaglio l'avvelenamento per intossicazione da metalli e la morte naturale per una malattia fulminante. A fine marzo sono iniziati gli accertamenti degli esperti sul cadavere della giovane, dopo che esami più approfonditi avevano escluso la presenza di radioattività negli organi della modella, radiazioni che erano state, invece, rilevate in analisi sulle urine e sul sangue.

Le ipotesi ancora aperte

Il quesito, a cui gli esperti nominati dalla Procura devono rispondere nell'inchiesta aperta per omicidio volontario, prende in considerazione ogni aspetto: si va dall'avvelenamento per intossicazione da metalli (è stata trovata, infatti, una massiccia concentrazione di cadmio, antimonio e cromo), alla morte naturale per malattia fulminante (si ipotizza anche una forma rarissima di aplasia midollare). I familiari della modella, intanto, stanno seguendo passo passo le indagini e gli accertamenti, assistiti dai legali Mirko Mazzali e Nicola Quatrano. I consulenti, tra l'altro, sono anche chiamati ad accertare proprio il motivo per cui dal risultato di un test comunicato ai Pm lo scorso 12 marzo siano emerse appunto "tracce di raggi alfa".  

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