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Aggressione a Niccolò Bettarini, il Gup: "Continuare le indagini"

I titoli di Sky TG24 delle 13 del 16/04/2019

4' di lettura

Secondo il Il giudice dell'udienza preliminare di Milano, ci sarebbero alcune persone che avrebbero preso parte all'aggressione del figlio di Simona Ventura e Stefano Bettarini, "sfuggite alle indagini" che hanno portato alle prime quattro condanne

Gli aggressori di Niccolò Bettarini, figlio di Stefano e Simona Ventura, colpito con calci, pugni e coltellate lo scorso 1 luglio, "non si esauriscono solo nelle quattro persone" condannate a pene fino a 9 anni, ma ci sarebbero altri soggetti "gravemente sospettati di aver avuto un ruolo attivo" e che sarebbero riusciti a "sfuggire alle indagini".
Lo scrive il gup di Milano, Guido Salvini, nelle motivazioni della sentenza nelle quali spiega anche che il 20enne rischiò di morire e che la sua "provocazione, magari involontaria" sarebbe "poco rilevante".

Le condanne

Il 18 gennaio, sono stati condannati 4 imputati per tentato omicidio, ma con pene diverse, dai 9 anni ai 5 anni di carcere, perché solo uno di loro aveva con sé un coltello e non c'è la prova che anche gli altri sapessero che fosse armato. In particolare, a Davide Caddeo, 29enne difeso dal legale Robert Ranieli, accusato di aver sferrato le nove coltellate, il giudice ha inflitto 9 anni. Pene diverse, invece, per gli altri tre imputati: 5 anni e 6 mesi ad Alessandro Ferzoco, difeso da Mirko Perlino, 6 anni e 6 mesi ad Albano Jakej, difeso da Daniele Barelli, e 5 ad Andi Arapi, difeso da Fabrizio Cardinali. A tutti e tre, però, è stata concessa la "diminuente" del "reato diverso da quello voluto".

L'aggressione

Nelle motivazioni del Gup, parlando di "un'aggressione di massa" e "brutale" avvenuta fuori dalla discoteca Old Fashion, "aggravata dal fatto che Bettarini si trovasse praticamente da solo", chiarisce che "ciascuno ha sostenuto e contribuito all'azione degli altri al momento dell'aggressione e con le quattro persone individuate ve ne erano certamente altre che sono riuscite a sfuggire alle indagini grazie anche al silenzio mantenuto dai quattro aggressori subito fermati".
Il Gup, che nel processo abbreviato ha voluto raccogliere in aula una serie di testimonianze, ha deciso con la sentenza di trasmettere le deposizioni "di rilievo" alla Procura "affinché valuti le ulteriori iniziative da adottare".

I sospetti

Secondo le testimonianze, infatti, "un gruppo numeroso di persone ha circondato e aggredito" il giovane "e la compagnia di Ferzoco era formata da una dozzina di persone di cui 8-9 uomini". Alcuni "degli amici di Ferzoco risultano gravemente sospettati" e in particolare "Pasquale Montefusco, che aveva schiaffeggiato" un amico di Bettarini "all'interno della discoteca, innescando la situazione di tensione". Lo stesso Gup indica i nomi di altri tre giovani che "probabilmente hanno partecipato ai fatti ma nessuno" è stato "indiziato, nemmeno per rissa". Per il giudice, poi, è probabile "che solo la corporatura molto robusta di Bettarini abbia evitato che le ferite provocassero danni maggiori e cioè attingessero in modo ancor più pericoloso gli organi vitali". Infine, non cambia la sostanza il fatto "che siano stati eventualmente sopra le righe la reazione e i richiami" di un'amica "e l'intervento di Bettarini".

La lettera dell'accoltellatore

Davide Caddeo ha inviato una lettera a Niccolò Bettarini nella quale ha "scritto di aver compreso durante la carcerazione i molti sbagli commessi". È emerso dalle motivazioni della sentenza del Gup Guido Salvini. Nella lettera Caddeo spiega "di essere determinato" a seguire "un programma che lo aiuti a uscire dalla tossicodipendenza che lo ha portato ad azioni come quella avvenuta". Nelle motivazioni il Gup sottolinea che il giovane non è stato aggredito in quanto "figlio di Bettarini". Sembra che "nessuno o quasi nessuno" degli aggressori "lo conoscesse" e "non sembra" che l'aggressione "fosse dall'inizio mirata alla sua persona". 

Aggressione per futili motivi

Il Gup mette in evidenza la "futilità" e la "assoluta banalità" delle "ragioni alla base dell'azione commessa", perché l'aggressione sarebbe "scaturita da una lite avvenuta parecchio tempo prima, precisamente il 4 marzo (2018, ndr), in un'altra discoteca, il Gate". Per il giudice, "alcune circostanze del fatto rimangono incerte". Ad esempio, "che vi sia stata 'provocazione', magari involontaria, di Bettarini, giunto di corsa in aiuto dell'amico" a seguito "dei richiami" di un'amica "è pressoché certo ma sostanzialmente poco rilevante". Ed è "possibile che il richiamo enfatizzato" dell'amica "unitamente all'ora in cui i fatti sono avvenuti, abbia, inutilmente, 'caricato' l'arrivo sulla scena di Bettarini" che, secondo una testimonianza, avrebbe tirato uno o due pugni. Secondo il giudice "è doveroso ricordare che l'immediato esito positivo delle indagini è stato reso possibile anche dal senso civico dimostrato dal tassista", sulla cui "vettura erano saliti dopo il fatto due degli aggressori". Resosi subito conto che i due giovani potevano essere "responsabili dell'episodio di cui aveva appreso poco prima mentre transitava dinanzi alla discoteca, ha subito attivato il sistema di ripresa audio e video interno".

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