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Milano, disposti i domiciliari per l’aggressore di Niccolò Bettarini

I titoli delle 13 di Sky TG24 del 12/03

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L’uomo, condannato a nove anni per aver accoltellato Niccolò Bettarini, passa dal carcere ai domiciliari, ma per lui è stato disposto l'obbligo di frequentare un centro di cura per tossicodipendenti e una comunità

Disposti i domiciliari per Davide Caddeo, condannato a nove anni per aver accoltellato a luglio Niccolò Bettarini, figlio di Stefano Bettarini e Simona Ventura. Dopo Albano Jakej, anche Caddeo, 30 anni, passa dal carcere ai domiciliari, ma per lui è stato disposto l'obbligo di frequentare un centro di cura per tossicodipendenti e una comunità dove dovrà lavorare. A deciderlo è stato il Gip Guido Salvini, su istanza degli avvocati Robert Ranieli e Antonella Bisogno. Il Gip ricorda la "difficile vita" di Caddeo, tossicodipendente dall'adolescenza, e mette in luce la "funzione rieducativa" della pena, anche se non definitiva.

Le parole del Gip

Caddeo, che aveva ammesso in parte i fatti, era stato condannato lo scorso gennaio in abbreviato alla pena più alta fra gli imputati. Nell'ordinanza il Gip fa presente che, "nonostante la consistenza della pena" e i "precedenti penali dell'imputato", devono essere "tenute in considerazione alcune osservazioni" della difesa: la "storia di difficile vita familiare con genitori dipendenti dall'eroina ed il padre a lungo detenuto", cosa che ha portato anche il giovane "ad una precoce dipendenza da sostanze stupefacenti e alla commissione di una serie di reati".

I percorsi riabilitativi

Da quando è detenuto, il 30enne - scrive il Gip - "ha seguito un iniziale percorso presso il Sert" (Servizio Tossicodipendenze) delle carceri di San Vittore e Opera, mentre "il Centro accoglienza per le dipendenze e il disagio sociale" il 15 febbraio scorso ha stilato per lui un "programma terapeutico" con colloqui "medici, psicologici e socioeducativi e costanti controlli tossicologici", oltre a un "percorso di giustizia riparativa che si concretizzerebbe in un contatto" con lo stesso Bettarini. Per queste ragioni, il Gip evidenzia l'inizio "di una riflessione" e di una "presa di consapevolezza sulla propria precedente condotta di vita" da parte dell'imputato, che "ha manifestato piena adesione a tali percorsi". Da qui, la decisione di concedere a Caddeo, che ha due figli piccoli, i domiciliari a casa della fidanzata. Tali prescrizioni anticipano la funzione rieducativa della pena, per favorire la "riabilitazione" dell'imputato anche se si è ancora in fase cautelare e non di condanna definitiva. Il 30enne, attraverso i suoi legali, ogni tre mesi dovrà attestare la frequenza nelle due strutture al giudice e, se non seguirà gli obblighi, i domiciliari saranno revocati.  

Data ultima modifica 12 marzo 2019 ore 15:06

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