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Scontri Inter-Napoli, tifoso morto: chiesta sorveglianza speciale per Piovella

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La richiesta è stata inoltrata dal Questore di Milano Marcello Cardona per la "pericolosità sociale" di Piovella, ora in carcere per rissa aggravata e altri reati relativi agli scontri in cui è morto l'ultrà Daniele Belardinelli

Il Questore di Milano Marcello Cardona ha chiesto di applicare la misura di sorveglianza speciale per tre anni a carico di Marco Piovella, 34 anni, detto 'il Rosso', ritenuto il capo dei Boys della curva interista. Piovella si trova in carcere per rissa aggravata e altri reati, relativi agli scontri del 26 dicembre 2018 prima della partita Inter-Napoli, in cui ha perso la vita l'ultrà del Varese Daniele Belardinelli. L'udienza per discutere la richiesta è fissata al 28 febbraio.

Le motivazioni della richiesta

La richiesta della sorveglianza speciale, con "obbligo di soggiorno nel comune di residenza", sarà valutata dalla sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Milano, presieduta da Fabio Roia. La Questura chiede tale misura per Piovella, uno degli arrestati al momento nell'inchiesta, per la sua "pericolosità sociale con riferimento alle competizioni sportive, anche in comuni diversi (Napoli-Roma) rispetto al contesto milanese, dove sono ubicati i luoghi relativi al contesto ultras dallo stesso frequentati, che costituiscono l'epicentro della sua pericolosità". 

La ricostruzione della vicenda

Nella proposta la Questura ricorda che Piovella, 34 anni, è stato arrestato il 31 dicembre 2018 "per i disordini" in via Novara, dove ci fu "un vero e proprio agguato" da parte degli ultras interisti, gemellati con quelli del Varese e del Nizza, "ad una colonna di veicoli di tifosi del Napoli" con bastoni, spranghe, "torce fumogene" e "petardi". Si trattò di "un vero e proprio combattimento", in cui Piovella, incensurato e imprenditore-designer, avrebbe agito in concorso con circa altri cento ultras. I napoletani erano circa ottanta. 

Piovella promotore degli attacchi a San Siro

A chiamare in causa Piovella, come ricorda la Questura, è stato Luca Da Ros, altro ultrà dell'Inter arrestato, che ha collaborato alle indagini e che ha riferito che fu "il Rosso" a impartire "precisi ordini". Piovella era stato sottoposto a Daspo per un anno dal luglio 2018, e gli era preclusa anche via Novara, a poca distanza da San Siro, dove sono avvenuti gli scontri il 26 dicembre. Piovella risulta anche "essere uno dei promotori e reclutatori dell'azione criminale di attacco" che si è conclusa con "un morto e diversi feriti". 

Gli episodi di tifo violento

Anche in passato, scrive la Questura, "la personalità violenta e criminale di Piovella nell'ambito di manifestazioni sportive era stata già oggetto di attenzione". Già nel 2005 gli era stato applicato un Daspo per tre anni per un lancio di fumogeni in campo, per il quale rimase ferito il portiere del Milan. Nel processo penale, però, venne assolto. Inoltre, nel 2015 la Questura di Napoli avviò a suo carico un procedimento per Daspo dopo una partita tra Napoli e Inter, e ancora nel 2012, durante un derby, venne individuato dalla Digos come responsabile dell'esposizione di striscioni "da contenuti provocatori e offensivi". Infine, era stato denunciato per rissa dopo la partita Inter-Juve di aprile 2018.

Questore: "Indole violenta e pericolosa"

Il Questore sottolinea, dunque, la sua "indole violenta e pericolosa", la sua "grave e attuale pericolosità sociale", e il rischio "che possa reiterare analoghi comportamenti pericolosi" con una "progressiva e crescente gravità". 

Data ultima modifica 01 febbraio 2019 ore 12:18

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