Milano, picchiava la figlia perché femmina: condannato afgano

Lombardia
Foto di archivio (Fotogramma)

L’uomo di 30 anni sottoponeva anche la moglie, che aveva sposato quando lei aveva 15 anni, a violenze. Il gup lo ha condannato a tre anni e otto mesi di reclusione 

Prendeva a schiaffi la figlia di poco più di un anno perché era di sesso femminile e non di sesso maschile, come lui avrebbe voluto. A compiere le violenze era un afgano di 30 anni, che non si limitava a picchiare la bambina. L’uomo, infatti, aveva sottoposto anche la moglie a una serie di maltrattamenti. Il 30enne, più volte, aveva colpito la donna, che aveva sposato in Pakistan quando lei aveva 15 anni, con calci e pugni, con una cinghia e l’aveva stuprata. Il gup di Milano, Guido Salvini, ha condannato l’afgano a tre anni e otto mesi di reclusione, con il rito abbreviato, per maltrattamenti, lesioni e violenza sessuale. La donna e la figlia ora sono ospitate in una comunità.  

I maltrattamenti

L'uomo era stato arrestato a fine agosto per i maltrattamenti compiuti, tra marzo e giugno scorso, nei confronti della moglie e della figlia, nata nel febbraio 2017. Il 30enne le sottoponeva "ad atti di violenza fisica e psicologica". In particolare, dallo scorso 5 marzo e "in più occasioni, adoperava violenza - si legge nell'imputazione - sulla figlia minore prendendola a schiaffi in quanto di sesso femminile e non maschile, come il padre avrebbe voluto". Più volte, poi, avrebbe minacciato la moglie dicendole "se chiami la polizia ti uccido", "ti butto giù dal balcone" e "anche in presenza della figlia minore, la percuoteva con calci e pugni, con il cavo del carica batteria e con una cinghia di una borsetta, e più volte le imponeva di non alzare lo sguardo da terra". L’uomo, difeso dal legale Maria Pia Licata, era imputato anche per lesioni, perché aveva ferito la moglie con un coltello alla gamba destra, "dicendole che gli 'andava di farlo' e in un'altra occasione le aveva provocato delle ecchimosi, colpendola con il caricabatterie del cellulare e con il laccio di pelle di una borsa".

La condanna

L'afgano è stato condannato anche per sequestro di persona perché chiuse a chiave la moglie "dentro l'abitazione, impedendole di uscire" in più occasioni, tra marzo e fine giugno scorso. Infine, gli sono state contestate anche le violenze sessuali, perché "in tre occasioni" la costrinse a subire abusi. Il giudice ha condannato oggi l'afgano per tutti i reati a 3 anni e 8 mesi di carcere in abbreviato, ossia con lo sconto di un terzo previsto dal rito sulla pena, e al risarcimento dei danni alla moglie, parte civile anche per la figlia.
 

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