Chi era Dino Campana, il poeta condannato a trasformarsi in una metafora

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Filippo Maria Battaglia

IL LIBRO DELLA SETTIMANA La sua vita è diventata una bandiera e un emblema, finendo con l’appiattirne il grande valore letterario. Ora una biografia ne ripercorre la storia, restituendone la complessità

 

È il poeta pazzo e vagabondo del Novecento italiano per antonomasia. La sua vicenda è singolare ed eccezionale, il suo unico libro (“I canti Orfici”) è destinato a restare immortale. La vita di Dino Campana (1885-1932) è da tempo condannata a diventare una storia di irresistibile vocazione all’esemplarità: quasi fosse impossibile non farne una bandiera e, suo malgrado, un emblema.

Le mitologie e le distorsioni

Anche a un rapido sguardo – racconta Gianni Turchetta nella sua “Vita oscura e luminosa di Dino Campana, poeta” (Bompiani, pp. 454, euro 18) – non è difficile capire perché la sua vita abbia potuto generale tante mitologie e tante distorsioni. “Colpito a 15 anni da un profondo squilibrio psichico, che lo spinge a vagabondare continuamente che gli procura accessi di incontrollabile furore, viene più volte rinchiuso in carcere e in ospedali psichiatrici. Incapace di stare fermo e di dare un ordine alla propria quotidianità, per molti anni viaggia senza sosta, sperimentando ogni sorta di mestieri: percorre l’Italia, spesso compiendo a piedi percorsi lunghissimi; passa le Alpi e va in Svizzera, Francia, Belgio, forse anche in Russia”. Intanto, scrive e riscrive l’unico libro della sua vita, quello che avrebbe dovuto assurgere alla “giustificazione della sua vita”.

 

Il rischio di trasformare un poeta in una metafora

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Ce ne è abbastanza per la tentazione, sperimentata da quasi tutti i critici e gli ammiratori di Campana, di trasformare la sua vita in una astrazione e di farne, come osserva Turchetta, una metafora. Ed è proprio contro questa tentazione che ha finito con l’appiattirne il valore e la complessità, che Gianni Turchetta ha deciso di scrivere una biografia di grande densità e tensione narrativa.

 

L’infanzia e gli studi universitari, la malattia e le incomprensioni familiari, le rivalità letterarie e l’amore con Sibilla Aleramo: in questo libro Turchetta racconta innanzitutto la vita di Campana, sottraendola al cono dell’ombra della mitologia giornalistica su cui è finita con l’incagliarsi. E, nel farlo, non restituisce l’immagine di un geniale caso letterario fuori dalle mode letterarie; piuttosto, traccia la complessità e la drammaticità di un poeta che ad oggi è ancora in grado di parlarci con sorprendente intensità.

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