Isgrò e l'importanza della costanza nel destino di un artista: "Il genio è pazienza"

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Filippo Maria Battaglia

©IPA/Fotogramma

L'artista firma "Sì alla notte", un canzoniere in cui si confronta con la composizione lirica per eccellenza: il sonetto. E durante "Incipit", la rubrica di libri di Sky TG24, racconta: "Si scrive sempre per cancellazioni. Io le ho semplicemente rese esplicite come elementi fondanti dei linguaggi pittorici e letterari"

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Da decenni le sue cancellature sono esposte nei musei e nelle gallerie di mezza Europa ma, prima di diventare uno degli artisti italiani più noti, Emilio Isgrò è stato un poeta. Il suo esordio, nel 1956, avviene infatti proprio come poeta lineare e alla poesia Isgrò in questi anni è più volte tornato - forse sarebbe più corretto dire che non l’ha mai abbandonata - pubblicando adesso “Sì alla notte”, un canzoniere edito da Guanda in cui si confronta con la composizione lirica per eccellenza, il sonetto.  

"Si scrive sempre per cancellazioni - racconta Isgrò durante 'Incipit', la rubrica di libri di Sky TG24 - Io le ho semplicemente rese esplicite come elementi fondanti dei linguaggi pittorici e letterari".

"Il genio è sempre pazienza"

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Nell'intervista Isgrò si sofferma sulla rilevanza della durata e della costanza nel destino di un'artista ("il genio è sempre pazienza"), sull'importanza dell'omissione ("per un poeta è meglio perdere nella chiarezza che vincere al buio") e dell'indignazione: "Mi disgusta l'indifferenza per la cultura intesa come fatto conoscitivo, e quindi in grado di aiutarci in nuove scoperte delle dimensioni del vivere - spiega - Non voglio essere ipocrita: chi fa il mio lavoro ha bisogno dei mercanti, ma spera sempre di trovare mercanti che gli somiglino".

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